sabato, gennaio 31, 2004
volute di fumo avvincono l’orizzonte solo l’alone di profumo che mi porto addosso m’impedisce l’ablazione dell’ultima fonte di corruzione
venerdì, gennaio 30, 2004
occhi di biglie bagliori di conchiglie frammenti di passato che affondano in quel muscolo che per convenzione si dice sappia amare io cose ne so poche ma un giorno m'han spiegato che se lo sai fermare smetti di soffrire
giovedì, gennaio 29, 2004
sono in pace col dio di chiunque ‘che io il mio non l’ho incontrato mai visto forse in fotografia come i paesi che non annuserò finché volare non sarà il mio mestiere ma il cielo è pieno di stelle incandescenti non ci sta un altro astro quindi stappo lo spumante e taglio il nastro per il varo di un mercantile carico di speranze (e sarà un viaggio senza ritorno. Io, a terra, a salutare.)
mercoledì, gennaio 28, 2004
frugata dalle onde mi getto nel mare per sacrificare quel che resta dei miei giorni in nome di un dio che non conosco.
martedì, gennaio 27, 2004
ti disegno i sorrisi soffiando china scura sulla carta crespa ti cerco le mani ruvide di lavoro non di scrivere o pensare e ti getto come un osso al cane un amore infedele chiedendoti altri giorni normali altri giochi col bambino che dorme di là implorandoti di costringermi a smettere di vagare lontano da me
lunedì, gennaio 26, 2004
le albicocche sono mature pronte da farci confettura densa da spalmare su di una fetta di pane ( e si fa strada un nuovo rimpianto)
domenica, gennaio 25, 2004
la connessione è momentaneamente sospesa le linee sono intasate o qualcosa di remoto non risponde al segnale convenuto in ogni caso oggi nessun tasto mi potrà salvare
quasi quasi t’invito a bere qualcosa da me e poi ti spiego che sto morendo lentamente e confondo nella mente i suoi denti con i tuoi denti bianchi da leccare avidamente con la lingua tesa a sentire ogni imperfezione ogni emozione lo stomaco stringe la bocca chiede senza pretendere risposte “dimentica” e dimenticando dimentico
sabato, gennaio 24, 2004
Ho percorso un lungo tragitto seduta per terra con lo sguardo fisso a cogliere qualche sfumatura fra il nero della notte fredda stampata dietro un finestrino appannato Non ho visto alcuna casa con le finestre accese Non ho visto i contorni nitidi di alcun amore
devo costringermi a respirare ho ancora tutto da sbagliare e lo faccio
venerdì, gennaio 23, 2004
LUNADIFUMO Trascino i piedi scalzi ferendomi coi sassi aguzzi che minano il sentiero Nuda madonna Incedo lentamente Protagonista di una processione curiosa Niente fedeli ad applaudire Solo la luna densa di fumo ad osservare.
sono una vecchia bambina che gioca sospesa nel vuoto mi dondolo piano e conto le rughe le nascondo poi le trovo e batto sul muro col palmo aperto tana
Scende la neve da dietro i vetri sporchi Non ha avvisato
prima di arrivare Scendo le scale e me ne vado Senza avvisare
giovedì, gennaio 22, 2004
CINQUANTAMETRIQUADRI L’alcova è schifosa. Broccato consumato copre malamente il mio peccato. L’aria è viziata di fumo di sigaretta e rutti d’aglio maldigerito. Di umori estranei. E sporchi. In cucina i piatti incrostati impilati nel lavabo emanano un tanfo micidiale. Un bicchiere marchiato contiene spumante svaporito. In frigo solo vuoto. Giusto gli ultimi sorsi di qualsiasi cosa mi faccia sragionare. Il sapone è caduto tra la tazza ed il bidet. Mi siedo sulla tavoletta per fumare la prima sigaretta. E mi bagno le cosce di piscio non mio. Giro il rubinetto e guardo un groviglio di peli pubici danzare trasportati dalla corrente fino a perdersi nel buco di scarico. Le viole non sono ancora sfiorite in quel pezzo di cortile che uso per respirare. E mi viene da sorridere.
la gente come me non ha che una fila disordinata di oggi scelti fra tanti e ripetuti all’infinito
martedì, gennaio 20, 2004
Ricambiami il favore premia questo amore con un filo di seta da legarmici stretta ma che sia trasparente che non veda la gente che son io che scappo per la mia fottuta paura di vivere veramente
Ho mischiato le carte in tavola come un saltimbanco alla fiera di paese. Ho venduto finzioni come la più esperta imbonitrice. Ho domato folle. Provocato risa e raccolto lacrime. Ora tiro le somme senza saper nemmeno contare. Cancello con la gomma la mia più grande bugia e ti amo. Cazzo, se ti amo.
SECONDO TEMPO Domani smetto Di bere Di strafarmi di tutto quel che trovo Smetto di farmi picchiare di farmi scopare anche dagli animali Domani mi prendo un gatto e lo accarezzo leggendo un libro di favole a lieto fine Domani
INTERVALLO (CONSIGLI PER ACQUISTI AFFRETTATI) si mescola nelle vene livide il sangue con la roba si confonde il volto della belva con le nuvole e leggera mi siedo sul pavimento e non sento lo schifo
PRIMO TEMPO Ho incontrato un uomo disperato Più di me Gli ho dato pochi soldi È tornato con una bottiglia di sottomarca E due siringhe vuote Ho bevuto E mi sono fatta il primo buco di una lunga fila Mi sento obliterata come certi biglietti della metropolitana gettati agli angoli dei marciapiedi dell’hinterland milanese
lunedì, gennaio 19, 2004
Mi frusta forte una cintura di pelle scura. Entra la fibbia nella carne tenera della mia natica offerta. Fa male. Un dolore Bestiale. Mi spegne i pensieri. Piango. Ma non urlo. Mai, vinta davvero. Mai, così.
giovedì, gennaio 15, 2004
MOMENTANEAMENTE ASSENTE PER BILANCI ESISTENZIALI. (ed anche questa volta si chiuderà in passivo)
Mi sembra finito, il tempo. Vissuto. Finito. Dimenticato. Come certe carcasse di vecchie biciclette adagiate ai lati dei fossi delle campagne venete. Che ci cresce sù l’erba e non hanno più la sella. Ma prima servivano a portare i figli a scuola anche se pioveva forte, ‘che c’era da andare a servizio. Per pigliare centesimi importanti. E’ proprio finito, il tempo. E, neanche una raccomandata, m’è arrivata, giusto per avvisarmi della nuova assenza. Ne avrei conservato un po’. E l’avrei fatto seccare, il tempo, come la margherita che m’ha regalato mio papà per festeggiare un lunedì uguale a tutti.
il rosso lo dipingo sulla mia bocca aperta per sottolineare la mia funzione e distinguermi dalle signore raccomandabili
mercoledì, gennaio 14, 2004
Leggi la mia dannazione nei fondi del caffè Lo bevo amaro Solo una goccia di latte intero Per stemperare il nero della mia essenza
la bottiglia è mezza vuota ma se fossi un’ottimista sarebbe mezza piena e potrei ubriacarmi anche domani sera
lunedì, gennaio 12, 2004
PARTE QUARTA Gridavo a volte un nome di figlio d' altri ma mio. E di se stesso, soprattutto.
PARTE TERZA E mi svegliavo Sudata Vinta Battuta Da me stessa Che m’impedivo di dimenticare
PARTE SECONDA E sognavo di giorno mentre dormivo Mamma Ninna nanna Ninna ò Non lo darò No no no Al lupo nero Per un mese intero Sogna anche tu occhi belli Io imbraccio il fucile ed ammazzo ogni fiera che prova ad uscire dalla tana.
domenica, gennaio 11, 2004
PARTE PRIMA Avevo delle bende di lino strette attorno alle tette gonfie E mi toglievano il respiro Lo vuoi vedere prima? Non voglio vedere Non posso guardare quello che non m’è dato d’avere Intanto le bende si inzuppavano di latte inutile E di lacrime trasparenti
Ho cercato con la forza dei miei polsi scarni di corrompere il secondino per avere due gocce di cianuro da alitare nella mia ora d’aria il sangue fa un giro stanco e nessun ostacolo può deviare il suo fluire si sgretolano barriere come biscotti schiacciati per mangiarli a colazione le unghie sono spezzate e non posso scavare nuove trincee mi sparo addosso per non rischiare che sia qualche altro fucile a sparare
sabato, gennaio 10, 2004
Vivo alla giornata succhiando spicchi d’arance amare Sono stata amante Sfioravo le guance spinose di lui contando ore dolorose e bramando pochi altri minuti. (ma il tempo è scaduto da tempo, ormai)
Ridicola marionetta Volevi un teatrino di legno di cedro E tende di seta pura Invece ti agiti smodatamente dominata da una mano che si muove dentro il tessuto del tuo assurdo vestito Applaude la platea E ride di gusto Anche se sa che dopo sei morta Fino alla prossima mano
Ho smesso di pensare io Ed anche di pregare Prendo soltanto
venerdì, gennaio 09, 2004
I Dissolvenze incrociate tra immagini note e lo sbuffo di un treno che non mi porterà lontano II della prima classe mi scalda le cosce (in attesa di quel che verrà) III la valigia pesa come ogni bagaglio che si rispetti e scendo con fare circospetto infondo sto andando a rubare attimi che non m’appartengono IV dell’immensa stazione mi fanno girare la testa nemmeno un martini a cui dare la colpa V fra la gente ma proprio sul fondo lo vedo aspettare e riconosco ogni suo sentire anche se è sotterrato da occhiali inutili VI possiede un taccuino o forse più d’uno ci graffia parole segna il futuro ci fa anche l’amore poi strappa pagine al sole e ne fa neve sporca di fango da regalare ad una donna che ha visto solo il mare VII e cadono a terra i frammenti di lui tessere di un mosaico monocolore solo venature che a vedere bene cantano una canzone nuova (e non sarà storta affatto. No.)
giovedì, gennaio 08, 2004
CHE BELLO CHE SEI (me la riprendo l'espressione...e me la incollo in testa. la tua. di quando fai l'amore.)
Il trucco è colato Il vestito buttato ai piedi del letto Mi metto carponi e faccio un dispetto all’orgoglio che chiama Non voglio Lo annullo Lo spoglio Nudo e crudo Lo vedo Mi vedo Riflessa allo specchio La stessa puttana di ieri Di sempre Per sempre
diffido di chi mi chiama signora quando vado a fare la spesa diffido di chi mi chiama puttana quando vado a battere la strada sono io solo io maledetta io mi pagano in contanti sempre e pago in contanti tutti i miei conti non ho debiti da saldare con la gente solo uno con me ma a me ci penso io
mercoledì, gennaio 07, 2004
sorda al sordo dolore bevo acqua salata e mi lecco il cuore per rammentare quanto faccia maledettamente male non dimenticare
e muta non distinguo i contorni di parole d’amore prima spremute poi incarcerate infondo alla gola
le mani pesano carezze sospese fanno tremare le dita cieca non trovo guance vermiglie da toccare (e s'è spenta un'altra sera)
Dimmi di te Parlami Gridami la sofferenza che ti leggo negli occhi Prendimi a schiaffi se ti va Ma non punirmi col silenzio dannato Dannata io Con te
Mi sveglio tardi con la schiena rotta come chi la inarca tutta la notte per offrirsi meglio ai passanti che decidono di comprarsi un orgasmo.
CARO ALESSIO hai camminato e stremato hai camminato ancora sino ad arrivare sulla cima di un monte lontano allungati un po’ il cielo ora è a portata d’anima
E tesa come una corda di violino compongo la mia aria migliore Dispongo di uno strumento di grande piacere Lo uso un momento per ricordare come si fa a godere senza recitare Così sia.
Oggi mi arrangio da sola e soltanto la mia mano lenta ed esperta mi consola
martedì, gennaio 06, 2004
Gli occhi neri sono quattro Troppi da guardare negli occhi senza staccarli mai Mi tendono la mano Mi adagiano sul cuscino Mi prendono Ma piano Senza disturbare E poi mi mordono le spalle Ed entrano Forte Senza paura di farmi male Ed io non so decidere a quale amore appartenere A quale amore dire amore Perché amore io non ti amo Perché amore io ti chiamo Ma caro amore io non ci sono Più
lunedì, gennaio 05, 2004
Tic tac. Tic tac. Le lancette si inseguono piano. Piano. O troppo in fretta. Io conto anche i minuti perchè il mio tempo è prezioso. 200 euro l'ora. Per essere come mi vuole chi mi vuole per un pò.
In cambio io do me. Tette turgide che a toccarle si sente un rumore sotto. Tic tac. Tic tac. Sarà un orologio?
Ho fame davvero. Mi faccio una doccia. per lavare via i peccati più superficiali, poi mi siedo là in un angolo del solito bar. Qualche cosa da bere, almeno, qualcuno me la offrirà.
Sono tornata ora. Troppi clienti stasera. Per il freddo che fa. E li conto li riconto quei soldi ammucchiati nel fazzoletto di tela nera. Mi ci voglio comprare un panino un pacco di vino. E se la so trovare anche un briciolo di dignità. Ma il supermercato è sempre chiuso a mezzanotte.
Colfavoredellenebbie attraverserò lo stretto ponte di legno chiaro. In punta di cuore. Senza cadere inghiottita dalle acque nere del fiume feroce. Colfavoredellenebbie lo attraverserò ancora ancora ancora. E falsando il passo mi farò lambire prima le caviglie poi il respiro da una vena di mare per lasciarmi andare. Via. (grazie a colfavoredellenebbie per le parole, per il calore, per il suo nome che evoca immagini. Dolci. Vere.)
domenica, gennaio 04, 2004
I (una sera al bar per mescolare l'amore di un grande uomo con quello di due anime grandi. e versarmelo tutto addosso 'che ne ho un gran bisogno) Mi amano quelle braccia bucate. E stringono le mani segnate dal tempo dal vento e non so da quanto vorrei inginocchiarmi ed ascoltare il chitarrista impegnato a fottere il suo strumento per far godere gli altri. Un momento di silenzio per fotografare un pezzo di lago dalla finestra un pezzo di sorriso da pregare per non dimenticare che è in un bar qualunque che io mi so trovare una faccia nuova da indossare comodamente ogni santa mattina prima di uscire. II Cantava quella sera la strana maschera di gomma canzoni belle da ballare era un peccato non avere i pantaloni in pelle nera per potersi travestire da ragazzi felici per qualche ora soltanto. III Intanto due grandi occhi neri stretti in una sciarpa grezza facevano compagnia alla mia faccia ed al mio culo. Con un bicchiere di birra in mano. IV Mancava solo Gesù. Non quello usuale. Ma il nostro. Quello personale. Lo abbiamo pregato per telefono. Gli abbiamo descritto il blu del lago ed il verde dell'erba sulla quale, eravamo certi, si sarebbe voluto anche lui sdraiare. E ci ha benedetti tutti quel cristo senza croce sorridendo dal suo cellulare.
Chiedere è lecito rispondere è un dolore. La cortesia non c'entra. Quando entra con livore la faccia scura della borghesia. Nella tua anima venduta vissuta fra lenzuola luride. Martella l'odore di uomini vogliosi, nel cervello. Senza prove d'appello.
RISPOSTA PER ANGELOFERRARI (tra serio e faceto) Ho molto da dire. A tutti. Ma non per far capire o per spiegare. Dritto o rovescio davanti o dietro. Non lo si sapra'. Almeno, non quà. L'arte, d'altra parte, non ha bisogno di bugiardini per l'uso e le istruzioni. Si gode. E si sappia. Io godo.
Sento una vecchia traccia ovattata. Cantano, sebbene morti, e suonano un sogno d'estate. Mentre io mi sforzo. Non di pensare o di lasciare un segno a chi verrà quì. Ma solo di cagare. Per una mera questione di sopravvivenza.
sabato, gennaio 03, 2004
Non spiego a nessuno come usarmi. Il libretto d'istruzioni ha preso fuoco. Ieri. Dopo ore di affari di letto. Bollenti ed insensati.
Oggi do le spalle al mondo e mi lascio tutti dietro mostrando il mio lato migliore.
venerdì, gennaio 02, 2004
Ma immaginano loro, mamma e papà, che sono tra le braccia di uno qualsiasi che per ricambiare mi è tra le gambe. Non nei pensieri. Quelli no Che se ci sono sono solo impuri. Come le acque dure della Valpadana.
Che poi mio padre non sa di me di questo sesso opposto che oscura ogni pensiero.
Mi alzo, poi, indolenzita. Ginocchia molli e mani tremanti, appallottolo il foglio usato. C'è scritto sopra utopia. L'ho sentita da bambina la parola incriminata. Ne parlava mio padre nelle sue storie di comunisti. Io l'ho associata all'amore. Un fallimento. In ogni caso.
"Cadi!" E cadendo, cado.
e te lo dico forteaddioe divento la stronza e non dovreiperchènon è così che sonola mia categoria d'appartenenzaè quella delle buonecol sorriso sulle labbramorsicate di frescoe cancello tuttocon la striscianera ma non buttonel primo cessola vera meche ho trovatoper la stradaqualche nottefa
PER LUNATIPICA: Guardo la luna stanotte illumina la parte nera di me. Tu la chiami come te. Tipica. Perchè? Fa parte di qualche clichè? Accarezzo il gatto finchè penso che accarezzi il gatto e non t'accarezza quella faccia tosta che non tocca me.
Il mio bambino è vero in carne ed ossa e gioca al bigliardino con la bocca rossa e le mani tese verso l'abbraccio che mi chiede e mi tiene viva.
Ho aperto le gambe una volta di più. Lo stomaco s'è chiuso e non mando giù questa sconnessione tra culo e cuore che alla fine poi il piacere lo seppellisce sotto una valanga di dolore.
Un più bel tacere non fu mai scritto ha scritto chi era senza parole forse ne ho così troppe io che le devo sputare sulla terra brulla di questo spaccato di mondo che mi spacca anche coi silenzi assordanti che sento aspettando in fila di spedire un vaglia.
Lo chiamano il bambino come se fosse una creatura da proteggere ed amare. Invece è un mostro che mangia i loro sogni. Lo nutrono con devozione perchè non sanno stare senza. Ed io ho paura di diventare esattamente come loro. Non per contagio ma la per troppa vita che mi scorre addosso.
POESIA A "5" E Più ti guardo più mi chiedo come ho fatto a pensare d'essere innamorata di te. Che sei geniale, sì, e bello e sensuale e spiritoso e poetico e carismatico. Ma rompi troppo i coglioni. O no?
giovedì, gennaio 01, 2004
Il fascino del mondo. Mentre qualche fottuto intellettuale parla di massimi sistemi un operaio straccione sta seduto sul vater e caga di gusto. Il fascino del mondo. Appunto.
No, perchè, beh, il lavoro è lavoro. Ed uso i ferri del mestiere. Ma il piacere quello sì che è puro. Come l'amore. E non le vuole le barriere.
Le lucine intermittenti del mio squallido albero di Natale mi commuovono alquanto. Sono intermittenti come i crampi che m'han fatto abbracciare la branda per diciotto ore filate. Colpa di un preservativo rimasto inutilizzato.
SOTTOSOPRA. Sopra un sottile strato di miele. Dolce dorato da succhiare avidamente. Sotto una valanga di merda. Da annegarci mille volte. Io sono sotto. Da un pò. E la merda ormai mi pare miele.
Un momento di silenzio. Ed un proposito per il Nuovo Anno. (da oggi sono più buona) Desidero fortemente che chi so io scoppi con dolore. Auguro a chi sarà nei pressi del fatto che la deflagrazione non sporchi troppo.
anima in Da domani, antibioti...
ISO9660 in 22Se solo potessi ti...
lo_struzzo_nero in Da domani, antibioti...
iltrebbo in Da domani, antibioti...
lo_struzzo_nero in Da domani, antibioti...
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