SOTTOSOPRA (PiccoleCoseDaNiente)


mercoledì, marzo 30, 2005

LACIO DROM (2a parte)

Ma non è sola.
C’è qualcuno nello stesso posto, nella stessa notte.
Orme impresse nella sabbia. Si rialza. Le segue. Combaciano con le sue. Ci affonda fino alle caviglie.
L’Intarsiatore di sogni sta lì, dove la terra confina col mare, poggiato sull’ultimo dei suoi passi.
I piedi nudi saldi a terra. In testa, castelli e nubi. In mano un grande pennello, per dipingere il cielo.
Si volta verso di lei.
Si guardano. Non parlano. Si sono già raccontati per secoli ed attesi per millenni.
Oltre, solo silenzio.
Un abbraccio. Lei, col capo chino, gli preme il petto. Si stringe alla sua anima.
Non piange, la piccola donna.
Ricorda. Ricorda e guarda davanti a se. Con gli occhi chiusi. Le sembra vicino, adesso, l’orizzonte.
“Ti ho sognata stanotte, sapevo che saresti arrivata. Non ho mai amato come ora. Forse è questa la libertà. Forse la libertà è desiderare di restare. Imprigionati in un abbraccio. Forse la libertà è cercarlo. E poi, trovare quell’ abbraccio.
Colorerò il vento,adesso. Intingerò uno dei miei pennelli nel tuo stupore e adornerò una costellazione. Chiamerò una stella col tuo nome.
Sai, il dolore libera, se lo sai masticare.
Sai, dal dolore ti puoi liberare se guardi ridere un bambino e ti senti felice.”
Le scuote le spalle, l’Intarsiatore di sogni, a tirare via la polvere del cammino. Le spiega le ali.
Ora può volare, la piccola donna.
Ed anche decidere di restare.
Avvinta da una stretta che diventa carezza e sa di infinito. Che trasforma il grigio del cemento in fiori.
Sa che lui le terrà la mano. Che l’amerà in silenzio. Finché lei vorrà. Finché lui vorrà.
Per sempre.
Per sempre ed oltre.
E’ notte. Si addormentano. Domani avranno altro da vivere, da raccontare. Strada. Molta strada da fare.
Lacio drom.

sussurrato da ladritta alle 22:02 | commenti (27) ma piano...per non disturbare

martedì, marzo 29, 2005

LACIO DROM (storiella in due parti, scritta a quattro mani)

C’è una scala che porta giù. Verso il mare. Conta i gradini, la piccola donna.
Ha una borsa a tracolla, con dentro penne e conchiglie. Per scrivere e sentire. Il lamento del vento. Il movimento delle onde.
Le ginocchia della piccola donna sono sbucciate. Gambe di bambina temeraria. Che corre e cade provando a  catturare i sogni.
Farfalle che volano tutt’intorno. Che muoiono, dopo essere campate qualche giorno.
Le sue spalle sono larghe. Le scivola addosso tutto lo schifo di questo mondo. Lo vede. Anche col sole contro.
Lo sente come una scossa, appena sotto pelle.
Si confonde. Fra nuca e collo. Lasciando soltanto brevi segni sulle guance appena arrossate, da carezze distratte, di passaggio.
E’ randagia come un cane che non ha mai avuto un padrone, né un posto dove tornare.
E libera.
E’ libera.
Di graffiare la sabbia a mani nude. Coi capelli appiccicati alle tempie, e le ciocche più lunghe in bocca, per sentire il gusto di sudore e sale.
E di risate. A volte amare.
Alza le braccia mentre cammina, la piccola donna.
Un passo dopo l’altro, a piedi nudi, in precario equilibrio fra futuro e ricordi.
Forse chi passa, pensa che le manca una croce appoggiata sulla schiena. Forse non passa nessuno, che è quasi sera.
Si siede a terra, lei. Non se ne cura. Cerca con lo sguardo il punto esatto in cui il blu del cielo si incontra con quello del mare. Là, anche se non si può vedere, qualcuno sta facendo l’amore.
Intanto la spuma infuria, poi si scioglie contro le sue cosce, illuminata dalle stelle. Belle. Lontane. Stelle.
La piccola donna si culla sui talloni mentre il cuore segna un ritmo senza tempo e muove sangue dentro, alzando il petto ad ogni respiro, lento. Denso.
E’ notte. Vuole dormire. Domani avrà altro da vivere, da raccontare. Strada. Molta strada da fare.
Lacio drom.
(continua)

sussurrato da ladritta alle 13:08 | commenti (35) ma piano...per non disturbare

sabato, marzo 26, 2005

Grappa. E’ una soluzione a buon mercato. Per i miei problemi, almeno.
Addormenta la lingua. Scalda lo stomaco. Anestetizza il cervello.
Ne ho bisogno. Perché sono stanca di cullare i miei pensieri.
Ubriacarmi è l’unico modo che conosco per darmi respiro.
Non lo faccio spesso. Quasi mai, a dire il vero.
Ma stasera sì. Sì.
Sono sola. Le mie dita veloci lasciano tracce.
Scrivo e cancello al ritmo del disperato virtuosismo di altre dita.
Si chiama "la prima volta sull’erba", la canzone che ascolto.
L’ha composta un uomo che conosco.
La suona una donna che ho visto.
La ascolto da ore perché è come me.
Mi racconta.
Si ripete.
Ossessiva. Sale.
Si aggrappa all’anima.
Da carezza, diventa schiaffo.
E fa male.
Come me.
 

sussurrato da ladritta alle 23:14 | commenti (24) ma piano...per non disturbare

venerdì, marzo 25, 2005

FACCIO

E ADESSO, CHE FIGURA FACCIO

SE DICO CHE NON CE LA FACCIO?

(ah, approfitto e faccio auguri per Pasqua. a tutti.)

sussurrato da ladritta alle 17:01 | commenti (28) ma piano...per non disturbare

martedì, marzo 22, 2005

TRACCIA DI DUE ANNI FA

E mi sento respirare.
Piano piano.
Per non disturbare.
Metto in fila parole.
Abbandonate.
Sole.
Figlio
che ho.
Figlio
che non avrò.
Uomo
che t’ho amato tanto.
Uomo
che non lo so.
Giuro.
Non lo so.
E suona
un disco stanco.
Piango.
Piango
Un altro po’.
(ditemi che sono migliorata...che non scrivo più così...sennò mi butto dalla finestra anche se abito a piano terra. o, soprattutto per quello)

sussurrato da ladritta alle 20:23 | commenti (36) ma piano...per non disturbare

lunedì, marzo 21, 2005

Hai riordinato la mia anima
con la pazienza
di una badante
pagata a caffè e latte.
 
Ora sono divisa in due.
 
Mucchi perfetti.
 
Devi scegliere,adesso.
Cosa tenere.
Cosa buttare.
 
Ma attento a non sbagliare.
 
Anche sotto la merda,
a volte,
spunta un fiore.

sussurrato da ladritta alle 21:18 | commenti (22) ma piano...per non disturbare

domenica, marzo 20, 2005

Finalmente una giornata di sole. E sorrido. Mi sorride l’anima mentre mi aggrappo al volante. Non sono abituata a tanta luce. A tanto amore.
C’è traffico. Ed è già tardi. Ma non fa niente. Imbottigliata fra mille auto, in mezzo alla corsia, mi posso permettere una piccola disattenzione. Lo posso guardare.
Sorride anche lui. È felice.
Ci restituiamo occhiate e sorrisi. E siamo felici.
Siamo fermi a due chilometri dalla barriera. Coi vestiti troppo pesanti. Siamo sudati. Non abbiamo nulla. Ma siamo felici.
 
Milano è esattamente come me la ricordavo. Grigia, immensa. Intensa.
Grosse impalcature e teli bianchi nascondono il duomo. Pare una bella signora,il duomo. Una signora coperta di stracci.
 
Corriamo. Per mano. Corriamo ridendo.
Il concerto sarà quasi finito.
 
L’atrio ha le porte di vetro e ferro. Sono pesanti. Entriamo in silenzio.
Nella penombra, ci lasciamo investire dalle note di un pianoforte.
La melodia è struggente. Avvolge il nostro respiro. Ferma i nostri pensieri. Li sigilla.
In un attimo siamo il bianco ed il nero dei tasti. La forza delle dita che li accarezzano. Salita e discesa. Tutto e niente.
Un applauso mette fine al nostro piccolo viaggio. Ad un altro, anelato, momento perfetto.
Il nostro momento perfetto.
 
Ce l’ha regalato lui questo sogno nuovo.
Ce l’ha regalato lui.
(yae***)

sussurrato da ladritta alle 21:47 | commenti (16) ma piano...per non disturbare

sabato, marzo 19, 2005

E' troppo tardi per chiedere altro tempo?

sussurrato da ladritta alle 00:44 | commenti (16) ma piano...per non disturbare

venerdì, marzo 18, 2005

SONO IMPRIGIONATA NELLA FAVOLA SBAGLIATA (4a ed ultima parte)

AUTUNNO                               
Il cacciatore imbraccia il suo fucile. Brandisce il coltello. E’ pronto ad partire.
Conosce i solchi di ogni albero che sta nel bosco. Ha dragato il fiume,  frugato fra gli sterpi, osservato le radure. Non si da pace. La deve trovare.
La volpe, un giorno, lo incontra e gli vuole parlare. E’ cattiva, la volpe; gode quando vede le persone soffrire.
“Sono qui. Mi cercavi cacciatore?”
“No. Cercavo una donna.”
“Se mi dici come si chiama, forse ti posso aiutare.” La volpe osserva soddisfatta il barlume di speranza che si accende all’improvviso negli occhi del cacciatore.
“Si chiama dEb” sussurra l’uomo.
“La conosco, sì. E credo proprio di poterti aiutare. Ma prima raccontami i tuoi amori.”
“Non ho voglia di giocare con te. Dimmi subito quello che voglio sapere altrimenti giuro che ti ammazzo e con la tua coda ci faccio un collo per il cappotto di mia madre.”
Si volta piano, la volpe, ed inizia a camminare, incurante delle minacce di quello sciocco cacciatore.
“ Non mi ucciderai perché se lo facessi non ti potrei più indicare la strada per arrivare da lei. Se vuoi che parli, se davvero lo vuoi, raccontami i tuoi amori.”
Vince sempre la volpe. Perché è furba e spietata.
“Ho amato una donna, un fantasma. Poi ho incontrato lei ed ho creduto di poterla salvare, ho sentito battere forte il mio cuore. Aiutami, volpe. Le devo parlare.” La voce del cacciatore diventa sussurro, il suo volto è una maschera di dolore. “Ha amato un uomo. Lo ha amato da morire. Poi lui è andato via e lei ha continuato a giocare. L’ho ferita ad una spalla e mi ha ringraziata. Si è sentita viva. Poi mi ha cercata perché voleva  che l’ascoltassi ancora, che le facessi male. Ma ha trovato il lupo, quello cattivo.”
“Ti ha detto di me? Che le voglio bene? Che mi vuole bene?”
“Nemmeno un accenno. Non devi essere importante.”
Le mani del cacciatore stringono i lembi della giacca verde. Non ci crede. Non può essere vero. Lui ha una casa, il camino, la sedia a dondolo. Lui gioca in giardino con suo figlio e le accarezza la fronte, quando è assorta e sembra lontana. La volpe mente e dEb è la sua donna.
La volpe ha gli occhi tondi e non solo sembra ridere. Lei ride davvero. Si fa beffe dei sentimenti. Degli amori e dei dolori.
“Il suo uomo lo era. Importante. Tu sei niente. Ti ha tradito, perfino. Con lo stesso lupo che se la voleva mangiare. Hanno passato ore nella tana là in fondo, a fare l’amore. Anche lui si è innamorato di lei, ha lottato contro il suo istinto, l’ha risparmiata e l’ha lasciata andare.”
Il cacciatore corre verso le foglie, sembra impazzito. La volpe lo segue. Non ha ancora finito di sputare parole. “Cacciatore, ascolta” grida la volpe, con quanto fiato ha in gola “ l’hai guardata bene? Ha i capelli rossi e gli occhi neri. La voce suadente ed il sorriso beffardo. Non ti fidare di lei. La conosco bene. E’ mia sorella.”
Il cacciatore non la ascolta più, scava a mani nude, si insinua nella tana. Lei non c’è. Nemmeno il lupo. E’ da solo adesso. Col suo dolore.
 

sussurrato da ladritta alle 08:58 | commenti (28) ma piano...per non disturbare

mercoledì, marzo 16, 2005

SONO IMPRIGIONATA NELLA FAVOLA SBAGLIATA (3a parte)

ESTATE
Nel bosco ci sono fiori piccoli. Di tutti i colori.
La donna cammina e raccoglie fili d’erba da intrecciare. Ci va ogni pomeriggio, nel bosco. Cerca la tana della volpe. Ma la volpe sta nascosta. Non si fa vedere.
Alla donna restano solo vecchie cicatrici, graffi profondi su spalle e cuore. Il regalo che le ha fatto la volpe. E non la può nemmeno ringraziare.
Si volta di scatto quando sente una voce che la chiama.
“E tu chi sei? Che ci fai nel bosco?”
“ Mi chiamo dEb. E mi  sento vuota.”
“Io sono il lupo cattivo e credo di essere finito nella favola sbagliata.”
La donna osserva il lupo ed il suo sguardo non tradisce paura. Il lupo guarda la donna e si stupisce. Non ha il mantello rosso, né il cestino e poi è troppo vecchia per andare a trovare la nonna.
“ Non hai nessuno che ti aspetta a casa?”
“Ho un figlio, ma è da suo padre adesso. Poi c’è il cacciatore, che ogni tanto mi viene a trovare.”
“Lo conosco il cacciatore. In un’altra storia mi ha sparato e poi mi ha tagliato la pancia per far uscire quella mocciosa che mi ero mangiato. Meglio che me ne vada. Altrimenti accadrà di nuovo.”
 La donna è sgomenta. Non vuole restare di nuovo sola.
“Vieni qui, lupo.” Si siede per terra. “ Ti posso raccontare dei miei amori, come ho fatto con la volpe.”  
“ Non mi importa nulla di te.”
“Allora lasciati accarezzare.”
Il lupo in un balzo le piomba addosso. Lei si aggrappa al pelo rustico della bestia feroce, gli bacia il muso, si lascia leccare. La bestia feroce si accoccola piano sul grembo di lei, le graffia le cosce, si lascia cullare.
Si amano, la donna ed il lupo. A dispetto di tutto.
“Non ce la faccio. Non posso.” grida forte l’animale. “Ti amo tanto ma l’istinto è più forte e ti devo mangiare.”
La donna sorride. Ha vinto lei questa volta. Pensa al cacciatore con la doppietta in spalla, che la cerca ovunque, che la vuole salvare. Pensa al ventre squartato del lupo, alle sue pelli lasciate a seccare.
“Vieni con me, lupo. C’è una tana abbandonata poco lontano da qui. Te la voglio mostrare.”
Il lupo segue la donna con la bava che gli cola agli angoli della bocca. Si mantiene ad una distanza sufficiente a lasciarla fuggire. Ma pensa che se la donna scappasse non gli ci vorrebbe molto per poterla riacciuffare.
La donna si ferma, si volta, lo guarda.
“Ho amato un uomo. Era tutto quello che avevo. E’ andato via. Per sempre. E mi ha spaccato questo.” Come una bambina, mentre lo dice ,batte col pugno all’altezza del cuore. Poi, con un filo d’erba, indica un punto ai piedi  degli alberi, fra le foglie.
“Possiamo  nasconderci qui. Puoi lasciarmi parlare, raccontare. Puoi abbracciarmi fino a stanotte. Poi, quando sarai sfinito e saprai che è inutile lottare contro se stessi, potrai affondare i denti nella mia carne. Ma non uscire fino a domani. Il cacciatore mi  vuole bene. Mi cercherà. Ti ucciderà per avermi uccisa.”
Ulula, il lupo. Sputa tutta la sua sofferenza. Con la coda fra le zampe le si fa accanto in un momento. Lei si raccoglie i capelli, poi gli offre il collo pallido dicendo che no, non sentirà male. Che l’inverno è lungo ed un lupo si deve assolutamente nutrire.
E’ mattina. Il lupo è sazio. Il lupo è triste. E’ pronto a ripartire. Del suo passaggio resta solo la carcassa di un agnello.
In lontananza, si sentono gli spari disperati del cacciatore.
(continua)

sussurrato da ladritta alle 21:24 | commenti (22) ma piano...per non disturbare

martedì, marzo 15, 2005

SONO IMPRIGIONATA NELLA FAVOLA SBAGLIATA (2a parte)

PRIMAVERA
La volpe è affamata. Attende paziente le prime ombre per andare nei campi. Per cercare una vittima da divorare. Un fagiano, una gallina. Non fa differenza. La sopravvivenza è importante. L’unica cosa che conti davvero.
Fra le spighe appena sbocciate c’è una donna. Una piccola donna. Cammina. E’ sola. Raccoglie papaveri e canta una canzone.
La volpe la vede. Estrae gli artigli. Ma non è la sua carne che intende lacerare. Forse ha sbagliato a valutare le proprie priorità. Per mangiare, infondo, può aspettare.
“Come ti chiami?”
“dEb”
“E dove stai andando?”
“Ovunque ci sia qualcuno che mi possa amare.”
La volpe è agile, le salta addosso, la getta a terra, le cinge il collo, le alita sulla bocca.
“Raccontami i tuoi amori.”
La donna resta immobile e muta, i fiori stretti in pugno, fuoco fra le sottili pieghe del collo, un dolore nel cuore. Punta il muso della volpe, senza abbassare mai lo sguardo. La sfida.
“Non ho paura di te. Sono già morta.”
“Parlami dei tuoi amori.” ripete la volpe malcelando la sua soddisfazione nel vedere davanti a se un essere umano annientato da poche parole.
“Ho un figlio. Lo amo.”
“Ma non sei con lui, quindi non lo ami abbastanza.” la schernisce la volpe.
“E’ da suo padre. Sono sola stasera”
“Ti manca?”
“Sì, mi manca.”
La volpe affonda gli artigli con un colpo secco, misurato. Non vuole uccidere. Solo fare male. La camicia della donna si macchia di sangue. Ma la sua espressione vuota non muta, sebbene le lacrime le righino le guance.
“Parlami dei tuoi amori” la incalza la volpe, leccandole le ferite. “Sai, non ti volevo sfregiare. E’ che l’istinto è forte. Ed io, sono un animale.”
“Ho amato un uomo. Lo amavo tanto, sai? Era importante. Era tutto.”
La volpe sorride mentre la donna racconta a se stessa frammenti di vita che le si conficcano ancora una volta dritti nel cuore.
Ha vinto, la volpe. Ora gli occhi della donna brillano come due stelle. Ora è certa che, lì,in quel preciso momento,stretta nella morsa dei ricordi, la donna si sente viva. E sa che il dolore si espande meglio quando fluisce il sangue.
“Ed ora, quell’uomo dov’è?”
“Se n’è andato. Per sempre.”
A quel punto se ne va anche la volpe. Ha visto una donnola. Lo stomaco freme. Le balza addosso. E la inghiotte. Ossi e tutto.
La donna si aggrappa al nulla. Si rimette in piedi. Si trascina verso casa. Ha perso.
“Dove sei, volpe? Ho altro da raccontare” grida. La volpe non risponde. “Mi scoppia l’anima. Torna qui. Adesso sono viva. Mi devi ascoltare.”Si perdono nella sera, le sue preghiere.
Infondo al campo c’è il fiume. Andrà là ad aspettare. Anche una volpe, prima o dopo, deve bere.
La luna accende l’acqua e ci si riflette tutto. Si sporge appena la donna, per guardarsi di nuovo. Eccola. Ce l’ha di fronte, la volpe. Spietata. Ride ancora di lei.
(continua)
 

sussurrato da ladritta alle 09:03 | commenti (22) ma piano...per non disturbare

lunedì, marzo 14, 2005

SONO IMPRIGIONATA NELLA FAVOLA SBAGLIATA (1a parte)

INVERNO
La piccola donna ha freddo. Si stringe la sciarpa di lana grossa attorno al collo ed infila le mani arrossate nelle tasche del cappotto.
C’è una lastra di ghiaccio sottile sul sentiero. E l’erba, pare coperta di glassa.
Cammina lentamente, con le spalle dritte, guardando sempre avanti. Non la distraggono il cielo, né la terra.
Ha solo uno scopo, un traguardo da raggiungere. Mantenere l’equilibrio ed arrivare da qualche parte. Non troppo lontano.
Come quei fenomeni da baraccone che si giocano la pelle per cinquanta metri. Senza rete.  Su una fune.
La piccola donna non ha paura di cadere. Né di farsi male. Perché lei sa bene che passa in fretta, il dolore.
Piuttosto, non si vuole bagnare. L’acqua penetra a fondo, non conosce barriere. Si insinua, abbraccia la pelle, si adagia fra ogni piega e poi, si lascia seccare. E il vento, d’inverno, la gela.
La piccola donna ha già abbastanza freddo. Non la vuole l’acqua addosso.
Perché non è come quella nella quale si nutriva. Non è come quella che le colava fra le cosce mentre spingeva per mettere al mondo un figlio. E’ cattiva. Inghiotte tutto quanto.
Oltre la collina c’è una casa e dentro c’è un camino col fuoco acceso. Si ferma di colpo, a quel pensiero.
La collina è lontana. Oltre, è utopia.
Si arrende. Si adagia piano. Per non disturbare la sorte. Sacco pieno, prima. Sacco vuoto, ora. Come giochi di bambini. Si abbraccia le ginocchia. Sfila gli stivali e poggia i piedi sulla nuda terra. Arriverà il sole, scioglierà la neve, convincerà i fiori a sbocciare.
Si addormenta, la piccola donna. Forse muore. Intanto sogna un abbraccio. Che la possa scaldare. Salvare.
Si sveglia, invece. Si alza, anche. Torna indietro. E’ veloce. Conosce la strada.
(continua)

sussurrato da ladritta alle 10:12 | commenti (32) ma piano...per non disturbare

sabato, marzo 12, 2005

COMFORTABLY NUMB

Un piccolo dolore. Si insinua sotto pelle. Striscia, pulsando. Come sangue placido. Conosce la strada. Ogni capillare tortuoso che porta dritto al cuore. Ma è così piccolo, questo dolore, che non si può proprio raccontare.
Fra le pagine dei miei libri ci sono fiori. Secchi. Testimoni silenziosi di momenti. Passati. Perfetti.
Fra le pagine dei miei libri ci tengo una matita. Ha la punta spezzata. Ma non è importante. Non c’è niente da sottolineare. Niente da ricordare.
D’altra parte, la sopravvivenza, non è un’arte che si possa imparare. E’ solo vita. Da masticare. Insieme a pezzi di veleno.
E le dita intrecciate, consumate, non servono a pregare. Sono solo appendici che si puntano. Pistole scariche. Minacce senza voce.
Mi manca, la voce. La voglia. La forza.
Mi manco. Com’ero.
Com’ero,era meglio.
Sola.
Adesso lo sono. Ancora. Sola.
In mezzo alla gente. Appesa ad un abbraccio.
Sono sola.
Sospesa.
Interrotta.
Sola.
 

sussurrato da ladritta alle 12:06 | commenti (22) ma piano...per non disturbare

venerdì, marzo 11, 2005

Hai ragione.

Mi consuma,

il silenzio.

Urlo,

allora.

Mi grido dentro.

 

sussurrato da ladritta alle 16:49 | commenti (9) ma piano...per non disturbare

giovedì, marzo 10, 2005

Guardami.

Mi racconto.

In silenzio.

sussurrato da ladritta alle 17:46 | commenti (18) ma piano...per non disturbare

martedì, marzo 08, 2005

PiccoleCoseDaNiente

La immagino sorridere. Con gli occhi neri, puntati sul mondo. Sfacciati.

Sarebbe bella oggi, mia figlia.

sussurrato da ladritta alle 20:49 | commenti (23) ma piano...per non disturbare

lunedì, marzo 07, 2005

credevo fosse amore
ad affannarmi il respiro
 
era corrotto
invece
dall’abuso
di tutto
 
ma non t’ho detto
non te l’ho detto
per farti sorridere
ancora
all’ombra
di questo nostro
 momento
p
e
r
f
e
t
t
o
 
 

sussurrato da ladritta alle 22:14 | commenti (18) ma piano...per non disturbare

domenica, marzo 06, 2005

"La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano i segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d'Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta "

F. DE ANDRè

 

sussurrato da ladritta alle 23:57 | commenti (15) ma piano...per non disturbare

venerdì, marzo 04, 2005

MI AUTOSOSPENDO PER IL WEEK END (E PER ECCESSO DI FELICITA')

Domani.
Domani nulla sarà più lo stesso.
Ma adesso mi guardo ancora una volta allo specchio.
Ho il petto oppresso. Da lacrime amare, che sanno di vecchio.
Me lo sussurro piano.
Addio.
Sono io, quella che lascio.
Mastico altre parole.
Quelle che stanno nel mio libro mai scritto. Che hanno il sapore delicato del momento perfetto.
Ma le lascio andare, dove voli tu adesso. Fra cielo e mare.
Riempirò i tuoi giorni, piuttosto,
di quel che non t’ho ancora detto.
Che voglio camminare. Anche se fa male. Verso altra vita. Altro amore.
Che ho mani salde e nodi da slegare.
E tempo. E vento. E sogni. Piccoli. Da realizzare.
E forza. Tanta forza.
La userò per scavare. Una buca profonda abbastanza da piantarci un salice e sotterrare il mio dolore.
 
 
 
 

sussurrato da ladritta alle 19:02 | commenti (25) ma piano...per non disturbare

HO SCELTO TE

Corro. Devo andare all’aeroporto. Ma non parto. Resto. E aspetto.

Se mi cercate sono là. Sono quella  piccola, nell’angolo. Quella che ride.

                

sussurrato da ladritta alle 10:53 | commenti (16) ma piano...per non disturbare

giovedì, marzo 03, 2005

L’AMORE E’UN CERCHIO
 
lasciami
 
andare
è
l’unico
m
o
d
o
per
tornare
 
da
n
o
i
 

sussurrato da ladritta alle 15:49 | commenti (22) ma piano...per non disturbare

L’autostrada sembra un nastro grigio. Srotolato. Sul resto del mondo.
Mi sento forte. Col piede saldo sull’acceleratore. Ed il volante in pugno.
Ascolto i suoni attutiti di altre auto. Storie in corsa.
Gli anabbaglianti indiscreti che si riflettono nei miei occhi, non mi scalfiscono i pensieri.
Vorrei arrivare subito. A meta. Ma vado piano.
Questa volta non c’è fretta. 
 

sussurrato da ladritta alle 00:03 | commenti (20) ma piano...per non disturbare

mercoledì, marzo 02, 2005

SEGNALETICA DI SICUREZZA*

IN CASO DI PERICOLO

ROMPER(mi)E LA FACCIA.

*Il numero e l'ubicazione dei mezzi o dei dispositivi segnaletici da sistemare e' in funzione dell'entità dei rischi, dei pericoli o delle dimensioni dell'area da coprire (e con me ne servono parecchi)

sussurrato da ladritta alle 16:11 | commenti (10) ma piano...per non disturbare

martedì, marzo 01, 2005

LA SOLITA VIGLIACCA
 
 
Gli ambulanti hanno le giacche pesanti e le sciarpe grosse. Tirate fin sul naso. Se penso che è da stamattina alle cinque che son qui. Che anche se fa freddo, loro stanno sempre all’aperto. Quasi li abbraccio. Tira fuori i maglioni. Metti via i maglioni. Spiega. Piega. Non dev’essere mica facile. Ne fanno di casino, però. Non ti lasciano dormire, nemmeno quando stai in vacanza.
Davanti al banco di fiori la mia vicina di casa sta pagando un’erica. Ma non è stagione. Forse la vuole seccare e martedì prossimo verrà a scegliersi le primule per il balcone grande.
Io passeggio. Non ho niente da cercare. A dire il vero non ho nemmeno il portafogli. Così, anche se volessi, non potrei comprare niente. Mi bastano le voci, i colori, i bambini dentro i passeggini. Mi basta poter osservare l’espressione della gente senza essere notata. E seguire il filo dei miei pensieri.
Ad un tratto si voltano tutti, attratti da una specie di lamento strozzato. Non capisco. Mi faccio strada fra la folla, ma non troppo. Resto in mezzo. Per non sembrare curiosa, suppongo. Poi sento. Vedo e sento.
C’è un nero. Me lo ricordo. E’ quello che vende le borse senza permesso. C’è la polizia. Gli tengono i polsi dietro la schiena. Lo colpiscono alla nuca. Non capisco ma non serve chiedere. Mi spiega un vecchio. Tentava di scappare e l’hanno preso.
Adesso, semplicemente, lo picchiano.
Mi escono poche parole, sottovoce. “ma non facciamo niente?” e il solito vecchio dice “l’è ora. Fora tuti i negri e i teroni da Verona”
Penso che non mi sono spiegata. Che ha capito male. Che abbiamo capito male tutti. Che non si sta così al mondo. Che non è la prima volta che assisto a questo degrado. Che non voglio più. Che nessuno dovrebbe volere.  Che se picchiano lui, un giorno picchieranno anche me. Perché ho un figlio e non sono sposata. E picchieranno anche mio figlio. Perché è un bastardo. E picchieranno anche i vecchi. Perché non servono più a niente. E gli handicappati. Gli antipatici. I bassi. I grassi.
Ma non lo dico. Perché sono rimasta sola. Lo spettacolo è finito e se ne sono andati, i “nostri”.
Lo scrivo qui perché sono la solita. Vigliacca.
E mi vergogno. Tanto.
 

sussurrato da ladritta alle 14:35 | commenti (36) ma piano...per non disturbare

IL TEMPO DEI NO
 
L’imperativo è necessario per aver credito, agli occhi di un figlio.
Mio figlio li ha strani, gli occhi. Un po’ verdi, un po’ grigi, un po’ tristi.
Fa fatica a portare in spalla la cartella. Perché dentro c’è un sacco di roba.
E lui è piccolo. Il più piccolo di tutti.
Crescerà.
Ma intanto non ci vorrebbe andare, a scuola. E piange.
Perché io dico urlando che in questa casa si deve adempiere ognuno al proprio dovere.
Che io mi faccio un culo grande per ogni cosa e lui deve studiare.
Piange. Sul tappeto. Con l’astuccio in mano.
Ed io me ne vado con la scusa di preparare la minestra.
Non deve vedere che le lacrime tradiscono anche le mie paure.
Non deve sapere che ho sbagliato anche se l’ho fatto per amore.
Un bambino, a cinque anni, ha tutto il diritto di giocare.
Ma quel che è fatto è fatto. Come sempre.
Al limite, adesso, si può mettere via tutto.
Ci sono molte ora ancora, prima di sera.
E la scomposizione del 9 può aspettare.
 
 

sussurrato da ladritta alle 02:18 | commenti (17) ma piano...per non disturbare
liberadivolare in Da domani, antibioti...
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ISO9660 in 22Se solo potessi ti...
lo_struzzo_nero in Da domani, antibioti...
iltrebbo in Da domani, antibioti...
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