giovedì, aprile 28, 2005
ANCHE GLI ASINI VOLANO...

...Io, asina, lo sono. Ma per un pò, torno coi piedi per terra e mi metto a studiare visto che a giugno ho gli esami (eh, sì. alla mia veneranda età,vado ancora a scuola). Ci sentiamo fra un mese.
sussurrato da ladritta
alle 19:51 | commenti (26) ma piano...per non disturbare
lunedì, aprile 25, 2005
TRACCIA DI UN VIAGGIO (ma era tanto tempo fa...)
Domani parto.
Vado a cercare
tutti i pezzi
che in questo posto
non so trovare.
Domani piove.
Avrò in mano
un biglietto obliterato.
Niente domande.
Niente risposte.
Solo un ricordo.
Solo un peccato.
sussurrato da ladritta
alle 22:12 | commenti (22) ma piano...per non disturbare
venerdì, aprile 22, 2005
VitaInSalita
Quando lascio, quando perdo, a volte piango.
E non mi accorgo che,appena sotto gli occhi,ho ancora un cuore.
E mani e gambe e fiato.
Tutto quello che mi serve, insomma.
Per ricominciare.
sussurrato da ladritta
alle 16:54 | commenti (20) ma piano...per non disturbare
DELUSA
Mai illusa. Delusa. Sì. Delusa
sussurrato da ladritta
alle 00:42 | commenti (8) ma piano...per non disturbare
giovedì, aprile 21, 2005
UN PO' PUTTANA
La vita, alle volte, è un po' puttana. Ed io, per stare al passo, mi adeguo.
sussurrato da ladritta
alle 12:25 | commenti (20) ma piano...per non disturbare
mercoledì, aprile 20, 2005
FRAGILE

Di fronte allo specchio mi ripeto _dimentica_
Mi riflette, invece, sempre identica
Carne fragile, data in pasto al tempo
Anima immobile, graffiata dal vento
sussurrato da ladritta
alle 10:50 | commenti (16) ma piano...per non disturbare
martedì, aprile 19, 2005
Mi cito addosso
Ho sogni
sospesi
Succede
di perdersi
camminando
Succede
di perdere
Lottando
sussurrato da ladritta
alle 19:37 | commenti (18) ma piano...per non disturbare
BASTEREBBE COSì POCO...

sussurrato da ladritta
alle 16:00 | commenti (13) ma piano...per non disturbare
Oggi ho bisogno di...
...zucchero e frusta!
sussurrato da ladritta
alle 11:07 | commenti (22) ma piano...per non disturbare
lunedì, aprile 18, 2005
NIENTE DI STRAORDINARIO
Niente di straordinario. Anche oggi, niente di straordinario.
Dove lavoro, le pupille della gente, le dilato io. E non sono “la paura”.
Sono solo la solita infermiera. Col collirio in una mano ed i fazzoletti di carta sotto braccio.
Col cartellino che balla ad ogni passo. Che tutti quei pochi che ci vedono, lo guardano e leggono il mio nome e confrontano la mia faccia di adesso con quella di tanti anni fa.
E poi qualcuno mi chiama davvero per nome, ma più spesso sono la signorina. Sì, perché chi è infermiera muore signorina anche se un colpo la coglie e novant’anni.
Ma dalle mie parti ci sono anche quelli che non dicono niente. Bambini. Piccoli. Appena nati.
Oggi, come molte altre volte, è venuto Giacomo.
E’ un problema descrivere Giacomo. Perché è talmente minuscolo che si perderebbe fra le mie parole.
Pesava otto etti quando è nato. Ma aveva i polmoni buoni. E questo l’ha salvato.
Ora ha cinque mesi che sarebbero due se non avesse avuto fretta di mettere il naso fuori dalla pancia di sua madre.
E non vede. Piange e tira fuori la lingua. Poi, tutto ad un tratto s’addormenta. E sorride,mostrando le gengive.
Ma non vede. E non vedrà.
Del sole, dei colori, delle stelle,sentirà solo parlare.
Speriamo che Giacomo non abbia paura del buio. Mai***
(intanto, come sempre, io mi perdo, fra le mie cazzate. Piccole piccole. Come Giacomo.)
sussurrato da ladritta
alle 11:18 | commenti (23) ma piano...per non disturbare
domenica, aprile 17, 2005
E QUINDI...NIENTE!
sussurrato da ladritta
alle 18:58 | commenti (18) ma piano...per non disturbare
venerdì, aprile 15, 2005
Stasera piove. Il cielo mi ha ascoltato. Respiro. Sa di erba questo tempo. È muto e profumato.
Non manca nulla. Bussa alla solita finestra anche il vento. Quello che ho sempre raccontato.
È solo il mio orizzonte ad essere un po’ più consumato.
Sono gli anni che sfilano davanti ai miei occhi sgranati ad ingrigire tutto.
E gli ossi scricchiolano, sotto il peso dell’ennesimo lutto.
File di fedeli piangono un padre che è andato.
Io, fedele a me stessa, prego sotto una croce grezza.
Ci sta appeso il mio dolore, immobile, inchiodato.
L’ho conservato,nascosto e nutrito con magistrale destrezza.
Lo farò.
Ogni giorno della mia vita.
Sarà questa la mia maledizione.
Finché avrò fiato.
sussurrato da ladritta
alle 20:14 | commenti (11) ma piano...per non disturbare
giovedì, aprile 14, 2005
Sono viva
Lo dimostra
l’aria
avvelenata
dalla mia sigaretta
accesa
Mi devi perdonare
se ti rendo difficile
l’abitudine che hai
di respirare
Ma
non ho altro da fare
per ingannare
i tempi morti
che si insinuano
fra i miei addii
sussurrato da ladritta
alle 09:53 | commenti (31) ma piano...per non disturbare
martedì, aprile 12, 2005
STRADE PARALLELE
ARIA DI SICILIA
Domenica. Suonano le campane. Le vecchie s’incamminano a piedi, col rosario in borsa. Vanno ad onorare Nostro Signore. Il prete mangia pane secco e beve latte. Dopo aver officiato la messa. C’è il sole. I bambini fanno a gara. A chi arriva per primo alla fontana. E un due tre, stella. Ambarabaciccicocò. Intorno,non si sente niente. Solo il suono monotono di migliaia di cicale. Ed il fruscio del vento che increspa appena il mare. E odore. Di cose buone da mangiare. Le preparano le mamme. Le preparano le nonne. Mentre gli uomini bevono orzata, e i ragazzi ridono forte, succhiando la granita. Sembrano tutti contenti, giù al paese. Felici e contenti. Lui non so. Lui non è più cosa mia.
“A stissa aria ca so putenza strogghi ‘u mo pinzeri ‘U cori vola s’all’umbra pigghi forma e ti prisenti nan pozzu ripusari. ‘U suli ora trasi dintr’o mari e fannu l’amuri ‘un c’è cosa cchiù granni tu si la vera surgenti chi sazia i sentimenti…‘ndo mo jardineddu mi piaci stari sulu”
ARIA E BASTA
Domenica. Suonano le campane. Qualcuno è già davanti alla chiesa. Le donne hanno addosso i gioielli e la pelliccia bella, che poi si va al ristorante. Il prete parla, mentre pensa che di là, c’è una vecchia che cuoce patate e arrosto. C’è il sole. Ma le polveri sottili hanno avvelenato tutti gli insetti. E le cicale, o sono morte o tacciono,frastornate dal suono nervoso dell’ennesimo clacson. Le figlie ridono e salutano le mamme dopo che si sono preparate. Qualcuna per andare a fare l’amore. Qualcuna solo per scopare. Poi baciano distratte padri che annaffiano gelsomini coi rami sottili e rinsecchiti. Sembrano tutti rassegnati, su in città. Rassegnati e scontenti. Io anche. Ma io,non sono più cosa sua.
“A stissa aria ca so putenza strogghi ‘u mo pinzeri ‘U cori vola s’all’umbra pigghi forma e ti prisenti nan pozzu ripusari. ‘U suli ora trasi dintr’o mari e fannu l’amuri ‘un c’è cosa cchiù granni tu si la vera surgenti chi sazia i sentimenti…‘ndo mo’ jardineddu mi piaci stari sula”
sussurrato da ladritta
alle 15:36 | commenti (24) ma piano...per non disturbare
Diligente
raccolgo tre dita di polvere
e due pensieri
È importante fare ordine
quando si ricomincia a vivere
Anche gli errori
hanno bisogno di spazio
sussurrato da ladritta
alle 00:00 | commenti (16) ma piano...per non disturbare
lunedì, aprile 11, 2005
Accolgo fra gola e palato i nostri provvidi silenzi.
La lingua seccata. Immobile e muta.
Mi arrendo alla pace che il nulla mi impone.
Le carni scosse appena
dai moti di un umana rivolta.
Sorda ai tuoi passi umidi,
asciugo con la punta delle dita
l’ultima traccia del tuo passaggio.
Ti ricorderò di spalle
mentre imbocchi l’ennesimo vicolo.
Cieco.
sussurrato da ladritta
alle 12:08 | commenti (15) ma piano...per non disturbare
La discarica non è molto lontana da casa mia. Appena dieci minuti di macchina.
Oltre un grande prato, in aperta campagna, c’è un bruciatore che non è mai stato messo in funzione. Poco lontano ci si accampano i rom.
Non ci sono sempre, loro. Viaggiano. E tornano. Di tanto in tanto. L’ultima volta che li ho incontrati era gennaio. Avevo paura. E voglia di bere.
Anche stamani avevo voglia di bere. In compagnia. Ma non fanno per me le olive che galleggiano nei bicchieri di vetro pesante. Non m’interessano le chiacchiere superficiali che riempiono i tavolini dei bar del centro.
Ho portato tre bottiglie. Vino bianco ed aranciata per i bambini. ‘Che ai bambini piace tanto l’aranciata. E là, di bambini, ce ne sono sempre.
Una giovane donna, che non avevo mai visto prima, stava stendendo un lenzuolo liso e colorato su di un filo improvvisato. Mi ha sorriso, tendendomi la mano scura. Gliel’ho stretta. Era calda e liscia.
Mentre la toccavo ho pensato che vorrei tanto essere come i rom, perché non aspettano niente e prendono quello che arriva. Ho pensato che vorrei che mio figlio avesse i loro stessi occhi. Sereni.
Lei deve avere capito il mio tormento quotidiano e mi ha accarezzato la spalla come a dire _guardati intorno. Anche oggi c’è un po’ di sole_
Abbiamo bevuto. Io e gli uomini. Le donne no. Facevano cose. In silenzio.
Erano otto. Nove con me. Ma io non c’entro niente. Come sempre.
Mi sono voltata a guardare la mia cinquecento rossa abbandonata fra l’erba incolta. Con la portiera spalancata.
La macchina aperta, di una donna sola che sta in un posto isolato con degli sconosciuti.
Zingari. Quelli delle storie di portafogli sfilati e di coltelli piantati fra le scapole.
E mi sono accorta che ormai, non ho paura più di niente.
Che sono l’emblema dell’incoscienza. La geniale autrice della maschera di sofferenza che copre la faccia dei miei genitori. Stanca.
“*ho visto Nina volare, tra le corde dell’altalena. Un giorno la prenderò, come fa il vento alla schiena. E se lo sa mio padre dovrò cambiar paese…” sputava la mia radio.
Appesa al filo sottile dei miei pensieri, ho preso a camminare. Mi ha fermata la voce di una vecchia con la pelle cotta dal troppo sole. Ed un fazzoletto legato dietro la nuca. Ed i piedi scalzi.
In un italiano incerto, mi ha chiesto di guardarla in faccia. Mi sono sfilata gli occhiali e sì, l’ho guardata. L’ho sfidata.
Vediamo chi abbassa la testa per prima. Io no. Io no!
Si è avvicinata a me con una lentezza esasperante e mi ha stretto i polsi. Forte.
Con i palmi offerti mi sono sentita esposta come le natiche di certe puttane nelle vetrine di cui ho sentito tanto parlare.
“Tu muori” mi ha detto “muori perché sei sola. Ma non puoi non essere sola se continui ad aver paura.”
Mi sono limitata ad annuire. Me la sentivo stampata in faccia, quell’aria di sufficienza che uso per mascherare le ferite.
Ho ricacciato in gola un grumo di lacrime e rabbia, ed in tasca le mani.
Senza smettere di fissarla, le ho allungato una banconota da dieci euro.
Infondo, dieci euro non sono tanti, se li dai ad una che ha avuto il coraggio di dirti la verità.
E chi dice la verità merita rispetto. Quindi, l’ho abbassata io, la testa. Per prima.
“*luce, luce lontana, più bassa delle stelle, sarà la stessa mano che ti accende e ti spegne…luce, luce lontana, che si accende e si spegne, quale sarà la mano che illumina le stelle…”
*F.De André
sussurrato da ladritta
alle 01:15 | commenti (20) ma piano...per non disturbare
domenica, aprile 10, 2005
Fra le braccia
fredde e tese
mi accolgo
Sorda
alle mie stesse preghiere
non scelgo
Taccio
E sciolgo
i troppi nodi
di questo intreccio
Se avessi visto
il mio sguardo muto
ci avresti trovato
l’infinito
Se lo vedessi
adesso
sapresti cos’abbiamo perso
Ma non ci sei
dentro il mio abbraccio
Ci avrei scommesso

( "ABBRACCIO"olio su tela di Donatella Grisanti)
sussurrato da ladritta
alle 00:21 | commenti (14) ma piano...per non disturbare
venerdì, aprile 08, 2005
ADRIANO
(dedicata a mio figlio. l'unico amore che conosco)
Qui non vuole piovere. Il cielo non vuole piangere. Ed io, così, non voglio vivere.
Col passo incerto, a tratti stanco, mi mischio al branco.
Mi lascio andare.
La strada sembra lastricata di carta vetrata.
Fa male camminare.
Il dolore è acuto. Il dolore offende.
Ma l’amore resta. L’amore è grande.
Prima ferisce. Poi asciuga il sangue.
Asciuga il sangue.
sussurrato da ladritta
alle 18:52 | commenti (17) ma piano...per non disturbare
giovedì, aprile 07, 2005
Sei partito.
E'un vero peccato
che ti sia dimenticato
di portarmi via
da me.
sussurrato da ladritta
alle 16:02 | commenti (19) ma piano...per non disturbare
mercoledì, aprile 06, 2005
DOVE MI TROVO OGGI
Scopare. Per sentirsi vivi. Per non morire. Al limite, se butta male, trovare qualcuno. Il primo che capita e lasciarlo fare. E poi scoprire che la carne non è sempre la stessa. Che a volte ha un altro sapore. Che lo stomaco si stringe. E non è sempre colpa del “bere”.
Respirare. Lasciarsi andare. E poi sentirsi dire che le favole si possono scrivere. Raccontare. Ma che tentare di viverle, è un altro affare.
Quindi bere. Scopare e bere. Per dimenticare.
sussurrato da ladritta
alle 18:55 | commenti (20) ma piano...per non disturbare
martedì, aprile 05, 2005
Un giorno, la donna bambina incontrò un vecchio.
Stava seduto, con le gambe incrociate, sul bordo di un marciapiedi.
Lei lo guardò senza dire una parola. Lui la guardò con infinita dolcezza.
Con la mano sporca di terra la invitò ad accovacciarsi accanto a lui. Lei obbedì, docile.
Rimasero per ore vicini e muti.
Senza curarsi delle occhiate taglienti dei passanti. Senza curarsi del tempo che scorreva pigro. Che trasformava le loro sagome in lunghe ombre scure.
La donna bambina pensava. A cosa dire allo strano vecchio con cui aveva condiviso qualche momento.
Il vecchio sorrideva. Sembrava in pace. Sereno. Quasi contento.
“Vecchio, di fronte a noi c’è una strada deserta ed oltre, un muro. Cosa abbiamo osservato in queste ore?”
Il vecchio le accarezzò la fronte, affondò le punte delle dita fra i suoi capelli e, sospirando, adagiò il palmo aperto della mano sulla sua spalla nuda.
“Conosco un posto, vecchio. Da dove si vede il fiume, gli alberi che stanno fiorendo ed i merli del castello. I raggi del sole ci si infilano in mezzo ed illuminano d’oro il pelo dell’acqua. È bello là. Se vuoi, ti ci posso portare. Ci possiamo andare. Qui non c’è niente da vedere.”
“Chiudi gli occhi”
le disse il vecchio
“E guardati dentro. In silenzio. Vedrai tutto quello che non sei mai nemmeno riuscita ad immaginare. E stai zitta. Ascolta solo il tuo respiro. Il tuo cuore.”
Lei lo fece e quella, per la donna bambina, fu la prima notte a non essere fatta di solo buio.
Fra le sue ciglia sigillate si insinuavano colori. I colori di un tramonto sull’oceano. Sulla sua pelle sentiva la consistenza lieve della neve. La carezza dell’acqua che percorre gli incavi delle braccia. Che evapora.
Come un sogno.
Annusò l’amore. Abbracciò il dolore. Si spogliò del rancore confortata dai baci di sua madre.
La sorprese un’alba luminosa e sfacciata.
Era sola. Nuda e leggera.
Sorrideva mentre camminava verso casa.
sussurrato da ladritta
alle 21:29 | commenti (9) ma piano...per non disturbare
domenica, aprile 03, 2005
*Lascia che sia fiorito
Signore, il suo sentiero
quando a te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare
quando verrà al tuo cielo
là dove in pieno giorno
risplendono le stelle.
Quando attraverserà
l'ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà
baciandoli alla fronte
venite in Paradiso
là dove vado anch'io
perché non c'è l'inferno
nel mondo del buon Dio.
Fate che giunga a Voi
con le sue ossa stanche
seguito da migliaia
di quelle facce bianche
fate che a voi ritorni
fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra
mostrarono il coraggio.
Signori benpensanti
spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi
Dio, fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte
che all'odio e all'ignoranza
preferirono la morte.
Dio di misericordia
il tuo bel Paradiso
lo hai fatto soprattutto
per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto
con la coscienza pura
l'inferno esiste solo
per chi ne ha paura.
Meglio di lui nessuno
mai ti potrà indicare
gli errori di noi tutti
che puoi e vuoi salvare.
Ascolta la sua voce
che ormai canta nel vento
Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.
*f.de andrè
sussurrato da ladritta
alle 10:49 | commenti (30) ma piano...per non disturbare
sabato, aprile 02, 2005

teniamoci per mano. in silenzio.
sussurrato da ladritta
alle 02:20 | commenti (20) ma piano...per non disturbare
liberadivolare in
Da domani, antibioti...anima in
Da domani, antibioti...ISO9660 in
22Se solo potessi ti...lo_struzzo_nero in
Da domani, antibioti...iltrebbo in
Da domani, antibioti...lo_struzzo_nero in
Da domani, antibioti...utente anonimo in
Da domani, antibioti...