lunedì, ottobre 31, 2005
DI GARGARISMI ED ALTRE AVVENTURE
Massì, che ci frega! Facciamo i frivoloni e parliamo di moda.
Per le disgrazie c'è sempre tempo!
Ieri, m'è presa quella che si può definire "la fregola dello shopping".
Con la banconota da cinquanta euro che m'ha generosamente elargito per Pasqua mia zia (benedetta lei che mi fa ancora la mancia nonostante i miei trent'anni!)mi sono bellamente recata in "città" con la ferma intenzione di peccare.
Eh sì, perché lo shopping sfrenato, in tempi di vacche magre come quelli attuali, non può che essere considerato un peccato!
Entro in un negozio e mi si para davanti una ganza con la quarta di reggitentazioni e due metri di unghie francesizzate.
Mi sorride esponendo un autentico Swarosky incastonato nel canino (o era un incisivo?)candido e mi si rivolge chiamandomi SIGNORA.
Qua le questioni son due. O la venere nostrana è strabica e guarda qualcuno alle mie spalle (e si da il caso che alle mie spalle non ci fosse un anima) o ha deciso di perdere una potenziale cliente(vistosi che io sono ancora una ragazzina).
Ho capito che era giusta la seconda quando, senza aspettare che le chiedessi nulla, m'ha sbattuto sul muso un bel paio di sandali di pitone giallo canarino.
Col tacco da 15. Un affarone! Costavano solo 190 euro!!! Me li ha fatti provare per forza...devo dire che solo la cifra elevata mi ha fatto desistere dall'acquisto (che ci posso fare se mia zia è una maledetta taccagna?).
Il laccio alla schiava sulla mia gamba slanciata (un metro e cinquanta circa...non la gamba ;tutto il corpo!)mi faceva apparire come la più succulenta delle soppresse con aglio.
Son tornata a casa a mani vuote. Però sono stata brava. Prima di farmi un gargarismo con il Dixan per vedere se anche a me venivano i denti bianchi che più bianchi non si può, ho chiamato la mia mamma.
Mi ha detto di usare il solito dentifricio perché mio papà era fuori a cena e lei non se la sentiva di accompagnarmi da sola a fare la lavanda gastrica.
sussurrato da ladritta
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sabato, ottobre 29, 2005
SONO UNA GRANDE STRONZA.
MI PIACE SEMBRARE UNA GRANDE STRONZA.*
(*e la cosa mi riesce bene).
sussurrato da ladritta
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venerdì, ottobre 28, 2005
TEMA:
La mia mamma
SVOLGIMENTO:
La mia mama fa le punture al ospitale.
La mia mama è tanto buona perche fa anche le cameriera e dele volte anche al bar a vendere la coccola e anche ala fiera una volta non so cosa faceva.
La mia mama mi compra i giocatoli e le carte di iugi o e le magliette di spaidermen anche se lavora sempre.
La mia mama e carina a i capelli maroni e gli ochi maroni e e magra ma lei dice che e grasa e fa la dieta ma dopo mangia le patatine.
La mia mama dele volte a il fidanzato ma si lasciano sempre e poi vedo che e triste ma poi ride e ne a un altro.
Io voglio tanto bene ala mia mama perche mi da un saco di baci.
CONCLUSIONI:
1_Mio figlio non sa l’italiano.
2_Ho fatto la figura della zoccola con la maestra.
sussurrato da ladritta
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mercoledì, ottobre 26, 2005
SUL SESSO (parola di bambino)
“Mammina, corri, presto!”
“Che c’è? Ti sto facendo il panino per la scuola. Vai a lavarti i denti che poi arrivo.”
“No mammina, è urgente. Dai,corri!”
Babbuò. Inforco le stampelle e mi incammino verso la camera di mio figlio che mi guarda, ancora disteso sul letto, con aria atterrita.
“Si può sapere che hai?”
“Mammina, te lo ricordi il mio pisello?”
La domanda mi coglie impreparata, nonostante legga tutte le sere il manuale della brava genitrice. Ma non è un problema perché non mi lascia il tempo di rispondergli.
“Ieri era normale ma stanotte ci è cresciuto dentro un osso. Senti che duro! Anche se lo piego,torna su.”
Le smorfie della mia bocca dimostrano che non sono ancora arrivata al capitolo _Come non ridere in faccia al tuo innocente pargolo_
“Mamma, tu pensi che adesso che non sta più nelle mutande me lo dovrei tagliare?”
Mi limito a rassicurarlo sul fatto che tra qualche minuto gli slip gli calzeranno a pennello, ed a lui tanto basta (per oggi).
Domani gli spiegherò anche il resto.
Deve sapere che a molti uomini “quell’osso” bisognerebbe proprio segarlo.
sussurrato da ladritta
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martedì, ottobre 25, 2005
COSE CHE TI CAMBIANO LA VITA
CREDO CHE NON SCRIVERò PIù NULLA SU QUESTO BLOG (PER I PROSSIMI 20 MINUTI) IN SEGNO DI RISPETTO NEI CONFRONTI DEL DOLORE DI AL BANO.
sussurrato da ladritta
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lunedì, ottobre 24, 2005
MONOPOLI (parola di bambino)
Mio figlio mi fa:
“Mamma, ma tu da giovane eri carina?”
Se non fosse carne della mia carne l’avrei già sfabbricato di legnate.
Invece io sono una madre amorevole e paziente.
“Che vuoi dire? Che adesso sono vecchia e pure brutta?”
Il piccoletto tira il dado, pesca il “rischio”, passa dal via e ritira 20.000 lire senza sostare sulle case e gli alberghi che ho piazzato in Via dei Giardini attingendo alle poche finanze che ancora mi restavano e poi mi dice:
“No mammina. Non sei vecchia e brutta. Sei solo un po’ anziana e ti è venuta la pancia.”
Se non fosse sangue del mio sangue l’avrei già impiccato col caricatelefonino della Nec.
Invece io sono una genitrice dolce e posata.
“Amore mio” cinguetto “sono una donna matura. E la pancia è solo gonfia. Sai…ultimamente sto sempre ferma.”
“Allora alzati mammina. E vai a fare la cacca. Così ti sgonfi e, forse, ti passano anche i brufoli. Non li dovresti avere. Ce li hanno solo quelli delle medie.”
Non ho mica risposto. Però ho rubato dalla cassa della banca 1.500.000 lire senza che se ne accorgesse ed ho vinto la partita.
Tiè!
sussurrato da ladritta
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venerdì, ottobre 21, 2005
RILETTURA(solo per me)
L’altra faccia dell’amore
C’era un uomo. Il suo nome era Mario ma gli piaceva pensare di chiamarsi Ulisse. Viaggiava spesso, da un paese all’altro. Ma non andava per mare. _Per prudenza_ si ripeteva, non sapendo nuotare. Inoltre, non aveva niente da cercare. Guidava un furgone e consegnava merce. Gli chiedevano, in cambio di un dignitoso stipendio, ordine e puntualità. Lui era ordinato e puntuale, così ogni mese, escluse le spese, aveva un po’ di soldi da accantonare. Parlava poco, Ulisse. Ma si vedeva dagli occhi che gli piacevano le donne. Fantasticava, sulla statale, che le puttane fossero sirene. Per non sentirsi in colpa ogni volta che veniva risucchiato, carne e cervello, dalla promessa inclusa nel loro ammiccante sorriso. A volte si fermava sul ciglio della strada ed abbordava una Ghanese. La possedeva in fretta, sui sedili di stoffa, ad occhi chiusi, senza parlare. Poi, estraeva dal portafogli una banconota e liquidava con un gesto secco la sua debolezza. Ulisse aveva una casa piccola ed una moglie grassa, che se ne stava sempre coi bigodini in testa. I loro anni trascorrevano piatti. Tutti uguali. Come le fotocopie di una pagina mai scritta. Lui lavorava. Lei cucinava e, brutta com’era, ci si sarebbe giocato il collo che nessuno mai gliel’avrebbe rubata. Insomma, era una certezza averla al fianco. Come una coperta. Da lasciare in un angolo. Da dimenticare al primo accenno di caldo per poi ritrovarla piegata, nell’armadio, quando inizia l’inverno. Come un cane legato a catena. Che dimena la coda grato, rinnegando il suo rancore, alla vista di un osso o al sentore che sta per ricevere una carezza. Si chiamava Maria, la moglie di Ulisse. Ma a lui piaceva pensare che fosse come Penelope. Prigioniera di un sogno. Lontana ed intenta a tessere e disfare nell’attesa di un ritorno. Penelope, invece, piangeva guardando le telenovele. Ed arrancava, ogni volta che doveva fare a piedi cinque piani di scale. In verità lei, ago e filo, in mano, li prendeva sovente. Le servivano a rammendare i calzini di lui, sempre bucati in punta. Ma l’unica cosa che le capitava di disfare, erano le buste della spesa. Non aveva figli, né amiche con cui chiacchierare. Solo due stanze arredate male in cui passeggiare e una televisione marca Mivar 25 pollici con televideo per ingannare le sue attese. Si era chiesta, guardando Canale 5, se l’avesse mai saputo davvero, cos’è l’amore. Ma non si era risposta perché costa fatica inutile anche patire. Intanto le ore si susseguivano fino a diventare giorni e poi stagioni. Tutte ugualmente rassicuranti. Scandite solo dal rumore secco della caldaia che s’accende e poi si spegne o dal ronzio monotono del ventilatore. Ma si da il caso che le cose non vadano sempre per lo stesso verso. Si da il caso che l’equilibrio, anche se precario, sia un miracolo che i Santi sanno fare ma che spesso si stufano a mantenere. Ecco come, ecco perché, Ulisse e Penelope, non hanno potuto evitare di precipitare. Nessuno credeva, però, che si sarebbero fatti tanto male. Dal paradiso all’incubo dell’inferno c’è un abisso. Nel loro limbo c’era solo amaro disincanto. Quindi _No_ diceva la gente _non è successo quasi niente._ Intanto la vernice rossa del furgone di Ulisse era diventata pallida e i cardini del portellone così duri che parevano impossibili da forzare. Ed il teleromanzo preferito di Penelope era giunto ad un punto cruciale, ma a lei non interessava più sapere niente. Chi era padre di chi, chi era sopravvissuto e chi no allo scoppio di uno yacht, non era affar suo. Solo il gocciolare esasperante di acqua e zucchero dal flacone di vetro al tubo di plastica era importante. Solo che il respiro catarroso di Ulisse fosse regolare, era la ragione delle sue preghiere. E’ successo una notte, in una stanza verde menta dell’ospedale, che la lunga convivenza di Penelope ed Ulisse diventasse amore. Lui era steso, supino, in uno stretto letto. Un fagotto divorato dal male. Pensava che non poteva chiederle scusa anche se aveva tanto da farsi perdonare. Che non voleva che lei gli lasciasse la mano ma che l’avrebbe fatto se avesse saputo quello che lui non le aveva mai detto. Intanto, lei, viva e colpevole, lo guardava morire. Fotogramma dopo fotogramma, attenta a cogliere nella sua faccia scavata il più piccolo cambiamento, non era affatto pronta alla scena d’addio. Pensava che non poteva chiedergli scusa anche se aveva tanto da farsi perdonare. Che non voleva che lui le lasciasse la mano e che l’avrebbe fatto se avesse saputo quello che lei non gli aveva mai detto. Intanto, lui, morendo, la guardava vivere.
sussurrato da ladritta
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mercoledì, ottobre 19, 2005
CIASCUNO HA L' EROE CHE SI MERITA

sussurrato da ladritta
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domenica, ottobre 16, 2005
Hai un euro e non sai come spenderlo?
48581
sussurrato da ladritta
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venerdì, ottobre 07, 2005
quella me
Lei voleva sapere tutto. Cercava il sinonimo di ogni parola, la soluzione ad ogni problema. Conosceva i nomi delle costellazioni, una manciata di teoremi e la giusta temperatura di lavaggio di qualsiasi tessuto. Leggeva centinaia di libri, attaccava chiodi, dipingeva quadri e muri. Non comprendeva il fatalismo, né l’accettazione. Per essere era necessario capire, si ripeteva convinta.
Un giorno incontrò un uomo a cui pareva non interessare imparare tutto quanto. Viveva, lui. Senza porsi troppi quesiti.
Lei pensava che fosse imperfetto ma se ne innamorò perdutamente senza intenderne la ragione. Anzi, la perse addirittura. E si sentì, finalmente. Maledettamente. Viva.
sussurrato da ladritta
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lunedì, ottobre 03, 2005
PRESENTE
Si parla spesso del dolore. Lo temono tutti. Lo nominano tutti. Anch’io. Da sempre. Oggi lo provo. Non è quello sottile che attanaglia l’anima, quello che si nutre di musica e ricordi. E’ un dolore che mi rende viva, lucida, attenta. E’ una scossa che si insinua fra muscoli ed ossa e sale fino al cervello. E’ la mia carne che lotta per rimarginare la ferita precisa che mi ha inferto una mano attenta. Fa male, sì. Ma sono felice. Perché questo è il mio piccolo miracolo.
Voglio ringraziare quanti mi hanno scritto e telefonato per farmi sentire meno sola. Voglio ringraziare un uomo speciale, che mi teneva la testa quando vomitavo, senza smettere di dirmi “ti amo”. E lei, che si è precipitata all’ospedale, solo per farmi un sorriso. Voglio dire grazie a loro,che hanno dimostrato un’umanità ed una professionalità che mai avevo riscontrato altrove. Voglio ringraziare il Professore, per merito del quale potrò correre all’impazzata ed a tempo indeterminato. Ed, infine, il signore dei bottoni, che ha reso possibile il mio intervento.
Ora scusate. Devo andare a "riabilitarmi".
sussurrato da ladritta
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