lunedì, febbraio 27, 2006
domenica, febbraio 26, 2006
*rigorosamente fantaZZiosi **ma se io compro solo roba che comincia con la B a voi che be ne brega?
giovedì, febbraio 23, 2006
mercoledì, febbraio 22, 2006
Il fatto è, che, in giorni come questo, mi sembra di aver raschiato il barile. E mi chiedo cosa, ancora, abbia da dire (dare)... dEb 
martedì, febbraio 21, 2006
GLOBAL
lunedì, febbraio 20, 2006
FRAMMENTI (2)* MOTOROLA: CAPUT! Ieri me ne stavo a vegetare sul mio divano ex-bianco quando il telefono di casa inizia a squillare incessantemente. Era AntonMattia. Ora, non vorrei che chi legge pensasse che, di nomi, non me ne va bene uno. Ma come si fa a fare certi accostamenti? E’un po’ come mettere un perizoma tigrato ad una zebra. AntonMattia va fiero del suo nome perché il suo nonno materno si chiamava Giulio e quello paterno Pietro e lui è orgoglioso di poterli ricordare a tutti coloro che lo chiamano. Così dice. Perché gliel’ha sempre detto sua madre Sue Ellen (che beva fiumi di gin per emulare in tutto e per tutto la matura eroina di Dallas?). Sta di fatto che il mio caro amico, che non brilla certo per acume, esordisce con un: “Dove sei di bello?” Visto che m’hai chiamata sul telefono fisso, dove potrei essere? Naturalmente appesa ad un alto monte a bere, rigorosamente in compagnia di Mike B(u)ongiorno, un grappino che mi tiri un po’ su (visto che ancora non ho i soldi per permettermi un plastico di fiducia). Come si può rispondere ad una domanda che più cretina non si può senza urtare i sentimenti del proprio interlocutore? Ma con un pizzico d’ironia e di cultura. “ Caro AnMa (abbreviazione di AntonMattia), dal momento che sembri conoscermi bene visto il tono che usi nei miei confronti, ti sarai accorto che non ho la parrucca. Che non mi chiamo Maria Antonietta e non sono sposata con un ciccione in pantaloni a sbuffo denominato Capet. Quindi, se ti rispondo dal mio bilocale vista cassonetti, è improbabile che mi trovi a passeggio tra i floridi viali di Versailles in compagnia dei miei più fedeli cortigiani (sebbene la fauna presente nei 25 mq che ho preso in affitto non abbia nulla da invidiare nemmeno alla foresta pluviale).” “Ah, ah. Ma non si dice Capet. Si dice Caput!.” CLIC. Facciamo che AntonMattia lo archiviamo per i prossimi cinquant’anni. Anche perché interrompe sempre il mio passatempo preferito: guardare la puntata n. 356 dei Chips! *rigorosamente fantaZZiosi
sabato, febbraio 18, 2006
giovedì, febbraio 16, 2006
FRAMMENTI * (1) VIAGGI LAST MIN(I)UT
La mia amica Normannarosa ( e già dal nome che i suoi cari genitori le hanno imposto, si può comprendere in quale stato mentale versi)ha avuto un'idea folgorante. E l'ha voluta condividere con me. Abbiamo molto in comune. Ad esempio io sono secca come un baccalà e lei pare affetta da elefantiasi. Però, io ho i capelli neri e lei biondo sporco (dice che tengono meglio la forfora!). In compenso, divora centinaia di libri Armony ogni mese. Poi me li passa ed io li uso per accendere il camino della taverna di mio nonno paterno. Insomma, siamo affini, oltre che amiche del cuore. E poi siam zitelle. Un pò inacidite...Quasi rancide, a dirla tutta. Come una fetta di prosciutto cotto dimenticata da nove giorni nel forno a microonde (che poi vorrei sapere cosa cacchio ce lo mette a fare una massaia come si deve il cotto nel forno. E' cotto, cretina!). "Partiamo per una vacanza lastminiut" squittisce la sprovveduta. Perché costa poco poco e si fanno una marea di incontri interessanti. Io, che ho sempre voglia di risparmiare qualche soldo e di elargire a chicchessia la mia virtù, ho impiegato 2 nanosecondi ad accettare la propostona. Ma non mi faccio ingabbanare, io! Mi porto via una minuscola valigetta. Crema solare, costume, pareo, sandalini e prendisole. Stop. E chi s'è visto, s'è visto. Abbiamo spuntato un 10giorni9notti al prezzo di un viaggio con le ferrovie dello stato in seconda classe per coprire una distanza di 110 chilometri. No, dico: 150 euro per avverare un sogno. Destinazione: ignota. Amo le sorprese! Mi son trovata con 12 centimetri di stoffa a coprirmi le vergogne, gnentepopòdimenochè, in riva ad un maledetto fiordo norvegese. Ho dovuto comprare un maglione che m'è costato più della vacanza. Sono stata insidiata da un pescatore di alaci di 87 anni e mi son beccata la broncopolmonite. Mi sa che la prossima volta m'organizzo per tempo. Benedetta Gabicce Mare!
*rigorosamente fantaZZiosi
mercoledì, febbraio 15, 2006
A.A.Aridaglie Cercasi compagno di vita.
Offresi, in cambio, faccia tosta, culo discreto e tanto tanto amore.
Prego ASTENERSI uomini incapaci di emozionarsi di fronte al sorriso di un bambino.*
*perché IO sono guarita!
lunedì, febbraio 13, 2006
LISTA (nera) Dieci motivi per non stare con me*
• Il telecomando è mio e me lo gestisco io.
• Il figlio è mio e me lo gestisco io.
• Io ho ragione. E se ho torto faccio finta di aver ragione perché non ci si deve arrendere mai.
• Il computer è mio e lo uso solo io.
• Fumare fa male. Ma a me piace soffrire.
• Dal mio vocabolario sono abolite le seguenti parole:velo bianco e premaman.
• Io faccio tutto meglio di te (chiunque tu sia).
• Ognuno deve avere un’opinione propria (tranne chi sta con me).
• Mi piace fare sesso. Quando dico io.
• Odio le smancerie.
(* anche se, sotto sotto, sono una brava donna)
sabato, febbraio 11, 2006
CREDO Il segreto per non perdersi è sorridere. Anche di se stessi. (credo)
venerdì, febbraio 10, 2006
RILETTURA MOTIVATA LE MIE RAGIONI(IV parte) Facciamo che chino il capo ed accetto tutto. Facciamo che fate voi. (non interpellatemi, mi raccomando. la pace chimica ha preso il sopravvento)
RILETTURA MOTIVATA LE RAGIONI DEL LAMPO(III parte) Ossessiva come ogni giorno. Io, incollata alla mia finestra, aspetto un arrivo. Forse un ritorno. Mentre la pioggia pesante attraversa il vento. E un lampo inatteso buca cielo, pensieri e tempo. Sai, sono una donna fragile, fatta di creta. Sotto la terra che mi avvolge c’è la mia parte oscura. Quella segreta. Hai capito bene. Sto nascosta. E non chiedermi perché. Manca, alla mia collezione, questa risposta. Perché vedi, ci vuole coraggio a tentare di cambiare il mondo, ma anche a vedersi allo specchio ogni sacrosanto giorno. Io, il fegato, non ricordo. Devo averlo perduto. Oppure come tutto il resto, l’ho solo svenduto. Ma il mio sguardo di ieri e, se vuoi,di domani, te lo regalo anche se non rimani. So bene che una puttana agisce sempre per guadagno. Ma anch’io, per Dio, a volte ho un po’ di ritegno.
giovedì, febbraio 09, 2006
RILETTURA MOTIVATA LE RAGIONI DEL TEMPO( II parte) Ossessiva. Anche oggi descrivo il vento. Oggi. Che ho preso tempo. Ho troppi eroi da incensare. E molte salme da seppellire. E pillole amare da ingoiare. Sai, mi fiacca la mia guerra personale. Mi consuma, il pensiero dei peccati che devo ancora espiare. Sono solo spalle incapaci di sopportare. Sono mani che non sanno costruire. Solo una faccia da cancellare. Attenta. Percorro la strada a ritroso e ricalco ogni vecchia impronta. Chiudo fuori dalla porta l’ennesimo giorno che mi vede vinta. Perché vedi, non ricordo nemmeno una tra le tue parole che mi abbia convinta. Ed il mio sguardo di ieri, da dietro le transenne, se solo l'avessi osservato,mi avrebbe riassunta. Una puttana che non crede alla forza dei sogni ma a quella di una laida spinta.
mercoledì, febbraio 08, 2006
RILETTURA MOTIVATA IN QUATTRO PARTI (perchè ci sono almeno mille ragioni per ogni dolore) LE RAGIONI DEL VENTO(I parte)
martedì, febbraio 07, 2006
C’è freddo. Talmente freddo che mi si gelano le gambe attraverso la tela dei jeans. Mi sono vestita da giovane, oggi. Così, per ingannare il tempo. Ma c’è troppo freddo. Mi ci vorrebbe un cappotto rosso, come i fiori del mio cappello. Ci vorrebbe un sorriso sincero, come quello di mio figlio. Ma esser pigri è un danno. Ed io lo sono troppo, per cercarlo. Persino il supermercato, ho cambiato. E la tangenziale, non l’imbocco mai. Questo mutamento ha un vantaggio, però. A pochi metri da casa non c’è il pericolo di dover deviare, né di incontrare altri zingari che ti costringano ad ascoltare. Canzoni tristi, scontate sentenze, il battito accelerato del tuo cuore. Tutte cazzate, direbbe mio nonno. Ma mio nonno non parla quasi più. E non mi guarda negli occhi. Sempre un po’ più giù. Dove la bocca si piega e diventa smorfia. Ma lui lo sa che non sempre, il mio, è dolore. Solo il vizio di mordermi la lingua nei tempi morti. Per sentirmi viva.
lunedì, febbraio 06, 2006
VENICE, MON AMOUR (10a ed ultima puntata) Piangevo. E cantavo. “Com’è triste Veneziaaaaaa!!!!!” Guardavo il panorama dal finestrino della metropolitana e vedevo solo buio. Chissà perché??? Che strani effetti fa, la sofferenza! Quando ho chiesto ad un signore se fosse molto lontana la fermata per S.Marco sono stata messa al corrente che: (naturalmente questa storia è tratta da fatti realmente accaduti ma leggermente stravolti dalla mia fervida fantasia. In realtà, il Poeta è un vero signore.)
a_ Eravamo a Roma e non a Venezia;
b_ se fossimo stati a Venezia, si sarebbe trattato di vaporetto* e non di metrò;
c_ eravamo molto vicini ad una clinica che, ne era certo, faceva al caso mio**.
Lacerata e cercando di elaborare il lutto dovuto alla perdita del mio grande amore, ho beccato la fermata giusta.
Quella della stazione.
Mentre ero in coda, per fare il biglietto, mi sento chiamare. “Ohiiiiiiiiiiiiiiiiii! Piccolettaaaaaaaaaaaaaa!” E ci risiamo. Che se non mi ricordavano che son bassa per tutta la santa settimana mica erano contenti. Mi volto e chi ti vedo! Nonsenso. La funambolica ballerina e tassinara a tempo perso. "Sorpresa!” Eh, sì! GIMMEFIVE-E’QUILAFESTA-C’E’DASPOSTAREUNAMACCHINA-CICCICUCU’BEBE.
“Ti va se t’accompagno, piccolè?” “Dove, scusa?” “A Verona, in macchina, così è più comodo.” (chiedilo al tuo compare*** quanto è stato comodo il suo viaggio in macchina!) “Ehmmm. No, grazie! Preferisco vivere!” “Come?” “Dicevo…preferisco….AAAAAHHHHHHHHHHHHHH!” A questo punto ho avuto un attacco isterico, mi hanno sedata e caricata sul vagone ambulanza****, e mi sono riavuta solo quando mi hanno scaricata su una panchina del binario 7, nella stazione di Verona Porta Nuova. Questo avvenimento ha posto fine alla mia favola romana. Mi sarei concessa solo poche ore di ricordi dolorosi. Poi la mia gaia esistenza sarebbe tornata quella di prima. WHAT A FORTUN! Direbbero gli anglosassoni…
*vaporetto barca e non ferro da stiro.
**ancora mi domando come faceva, quello lì, ad aver capito che sono infermiera….mah?!
***Efraim N.d.R.
****http://www.trenitalia.vagoniambulanzaEurostar.it (prenotazione obbligatoria)
FINE
domenica, febbraio 05, 2006
5 MINUTI (9a puntata) Questo post non richiederà piu’ di 10 righe e 5 minuti di concentrazione ( solo per “IMBROCCARE” i tasti giusti ). Mi sono posta una domanda, ma di quelle pesanti. Quei quesiti che ti possono stravolgere l’esistenza, se solo trovi una risposta adeguata. Andarmene o rimanere per sempre nella Capitale?!? Dire addio alla mia anima gemella o condividere gioie e dolori con “ella”?!? Per tutta la vita! Non riuscendo a decidere da sola, mi son risolta ad interpellarla, quell’anima (forse non gemella ma molto delicata).
“Ma dimmi….come posso andarmene, Vittorio?”
“CO ‘R TRENO! E, SE CE STA’ SCIOPERO, CO L’AUTOSTOP.”
Ho pianto. Lo sciamano aveva “detto”! Poche, incisive parole. Ma toccanti.
Lo volevo baciare un’ultima volta ( che sarebbe stata anche la prima, invero) ma, quando mi sono protratta, con scatto felino, ha aperto il portone di casa e mi ha spinta dolcemente fuori.
Mi sono solo incrinata 2 costole perché ad attutire il volo è stata la polacca che gli fa le pulizie.
Non ho potuto incrociare il suo sguardo per un fugace addio. Aveva già chiuso la porta blindata con ben 10 giri di scrocco. Che uomo! Voleva vivere in solitudine il dolore del distacco.
(continua)
venerdì, febbraio 03, 2006
"Mammina, lo sai che sei brava a cucinare?" *rigorosamente di sottomarca, 'che noi siamo politicamente corretti e pure poveri.
"Grazie, amore!"
"Ma come fai?"
"Beh, è difficile da spiegare. Diciamo che prendo le "cose" e le metto sul fornello o in forno, così le cuocio."
"Eh, ma questo lo so. Non sono mica stupido!"
"E allora perché me lo chiedi?"
"Quel che volevo chiederti è: ma le scatole dei sofficini* come fai a farle?"
giovedì, febbraio 02, 2006
ER ZOZZONE (8a puntata) Come si può trascorrere una settimana intera a Roma e non fare un po’ la turista? Il poeta aveva in serbo per me una bella sorpresa. Una visita a Ponte Milvio. Mai i miei occhi hanno avuto occasione di gustare panorama migliore. C’era il ponte, i mattoni, la monnezza che galleggiava romanticamente nel Tevere ( ho fotografato una busta della spesa. Credevo fosse un cigno. E non avevo bevuto.), le zoccole che s’inseguivano squittendo sugli argini e cocci di bottiglie un po’ ovunque. Brillavano! Andare a Piazza di Spagna pareva brutto, però! Perché noi, siamo alternativi. Dei “maledetti” underground (che non so neanche cosa vuol dire, ma ci stava bene). “Cara…avvicinati al parapetto!” Mi sa che aveva capito che non sarei partita nemmeno quella sera e stava cercando una soluzione drastica al suo problema…Ma io sono furba e mi son tenuta alla larga dai pericoli! Eppoi, diciamola tutta, mica volevo restare a tutti costi per lui . Il giorno successivo avevo degli impegni e mi sarebbe dispiaciuto dover pernottare in stazione. Tutto qui… “No, ho paura del vuoto…Approposito di vuoto; avrei una certa voragine allo stomaco!” ( sorriso*_ frullo del passero**) Speravo che mi portasse al ristorante. Vorrei vedere! Dopo che ho cucinato, riassettato, scopato***, spolverato…. “Cosa vorresti mangiare, bimba?” “Quello che vuoi” (e non chiamarmi bimba, che ci ho fatto 40 puntate per un cretino che mi chiamava così!) “Cinese? Giapponese? Africano? Italiano? Indiano?” “Come va a te….” E potevo anche star zitta e sparare una delle opzioni. Ma no! Sempre educata, io! Fatto sta che, quello là, mi ha liquidata con una vaschetta di calamari bisunti, acquistati in una rosticceria che si chiamava : “Dar zozzone”. Li avremmo gustati comodamente a casa sua ( freddi e cagliati, naturalmente). Mi son dovuta far passare l’appetito anche quella sera. In tutti i sensi! L’aria cominciava a diventare greve. Ancora un solo giorno e sarei tornata a casa mia…a pensarci bene, però, mi sarebbe mancato il Pergola. S’aveva da festeggiare. E cosa c’è di meglio di una sana bottiglia di spumantino per brindare alla fine d’una lunga avventura. Io lo so. Lo so cosa c’è di meglio. Ma lui No. No.Noooooooo!!!!! Come direbbe mio nonno, E’ANDATA FINITA (se mi permettete la licenza) che, il vino me lo sono scannato tutto io, mi sono addormentata e risvegliata il mattino a seguire: *e vorrei proprio guardarlo in faccia quello che legge cosa vuol dire sorriso solo perché io ci ho messo l’asterisco.
**frullo del passero= modo sexi che mi ha insegnato mia zia di sbattere le ciglia per rimorchiare piu’ agevolmente ***preciso che ho scopato con la ramazza di saggina. In nessun altro modo. Nemmeno con la scopa elettrica, perché gli stravaganti,quegli aggeggi lì, mica li hanno.
****però, l’ha detto con poesia…”e come m’hai scassato tu, nessun altra ci riesce più!’”
(continua)
1_ Troppo tardi, così mi sono saltati gli appuntamenti.
2_ Con un mal di testa di una ferocia inaudita
3_ Con un ugolone di 3 etti e mezzo dovuto al mio incessante russare ( peraltro, Vittorio****, mi ha detto che riproducevo fedelmente un trattore in 2a )
4_ Con la netta sensazione che le seguenti 24 ore sarebbero state le piu’ lunghe della mia esistenza.
mercoledì, febbraio 01, 2006
ALTRO (7a puntata) I ricordi del mio sabato romano sono un pò sfocati. Stanchezza, bagordi e forti emozioni mi avevano segnata. Credo per sempre. Un immagine su tutte: Efraim in piedi e Nonsenso accucciata. Ondeggiavano la testa come quei cagnetti di peluche che mio padre (fine, mio padre) teneva incollati sul cruscotto della sua Bianchina famigliare*. Tutto questo accadeva al ritmo di uno struggente Rino Gaetano. La consapevolezza che in quel momento si stava facendo la storia mi ha provocato un forte stress. E lo stress mi ha provocato un ascesso alla gengiva. Però, prima di crollare addosso alla pediera di un comodo letto Ikea, in preda alla febbre alta, ho potuto anche sentire. Cosa? Rapito, Efraim, ci ha fatti sedere in cerchio e ci ha narrato la storia del suo nuovo amico. Durante l’ascolto, Nonsenso, si acconciava la chioma ricciuta. Coda sì, coda no, coda sì, coda no…Il poeta guardava me e la valigia, me e la valigia, me e la valigia…Poi credendo che me ne sarei andata subito, me l’ha buttata giù dalla tromba delle scale. Così, per non farmi sentire il peso del bagaglio. Io, col terrore di fare la stessa fine della valigia, mi son resa utile cucinando per tutti una delle mie pastasciutte. Intanto Efraim continuava a narrare…ma come si sarà capito, lo ascoltava giusto il gatto. Quindi il post su “SERGIOeGLIORSIMARSICANIASANVITTORE “ che se lo facesse lui. E con tante grazie! Sì, perché io ho altro da dire.
ALTRO!
• presto vi parlerò della mia infanzia e voi capirete…capirete…
DOMANDA DEL GIORNO: Ma io, cos’ho fatto di male?
(continua)
DOVE LI METTI I PIATTI? (6a puntata) Sono andata dal parrucchiere dei vips! E questo esaltante avvenimento, di per se, meriterebbe un post. Ho fatto solo la piega (per pagare taglio e colore avrei dovuto vendere un pezzo di fegato, ma non c’era un chirurgo disponibile!!!). Quando il coiffeur ha ritenuto che fossi abbastanza somigliante al fungo prataiolo che spiccava sul poster del Sudtirolen, affisso alla parete dell’assai elegante negozio, mi ha permesso di tornare a casa. Sarà, ma a me le abitudini di sta gente ricca e stravagante, m’han fatto un po’ pensare. Prendiamo il Doctor Pergola, per esempio. Quando mi sono resa conto che, se volevo mangiare, dovevo provvedere io stessa, gli ho chiesto dove fossero i piatti, ‘che in cucina, proprio non li trovavo. “Dove vuoi che siano?! Nell’armadio, assieme ai crackers!!!” Stupida che sono! Io li ho sempre tenuti nella “piattaia”. Ma non divaghiamo! Dopo aver messo la testa a posto e lo stomaco in quiete, mi son vestita e truccata. Mezzo chilo di cerone opalescente, rossetto rosso fragola ed ombretto azzurro cielo. Non volevo passare inosservata alla presentazione del libro. E non ero certa che sarebbe accaduto per ciò che avrei detto! DRIIIIIIIINNNNNNN. Durante il restauro, è suonato il campanello. Era il redivivo Efraim, giunto finalmente a destinazione con quelle 48 ore di ritardo che si perdonano sempre! DRIIIIIIIIIIIIIINNNNNNNNN. Ancora il campanello? Questa volta a suonare era il nostro taxista d’eccezione. Una tale signora Nonsenso*, blog-poetessa che non avevo ancora avuto il piacere di conoscere personalmente. Persona splendida! Mi ha messa immediatamente a mio agio. Seduta nel sedile posteriore della sua macchina, mi ha dato 43 chili di bagaglio da tenermi sulle ginocchia. E meno male, così mi sono un po’ riparata. Infatti, durante il tragitto, siccome voleva prendere un po’ di quell’aria buona che c’è in tangenziale, ha aperto tettuccio e finestrini. E’ stato bellissimo. E commossa ho pensato: “Io, un’amica così, la voglio proprio!” Dopo un parcheggio di fortuna, dopo che ho baciato l’asfalto (sì, perché le poesie le scrive bene, ma la macchina…) e dopo aver bevuto un bicchierino, mi sono accinta ad entrare nella galleria d’arte che sarebbe stata teatro del mio….opppsss….del debutto di Vittorio. Mi sono guardata intorno ed ho pensato: “Che bello entrare in un luogo che ti sembra famigliare!” Infatti, pareva la cantina di mio nonno. La presentazione è andata bene, devo dire, a parte per il fatto che uno dei relatori cercava i quadri dell’autore perché gli era sfuggito che in realtà era uno scrittore…ma, tant’è! I festeggiamenti sono proseguiti a Campo de Fiori, in un caratteristico locale. E chi è venuto con noi? No, dico, chi è venuto? Ci sono 6000 bloggers in Excite e 30000 in Splinder. Era tanto sperare in qualche uomo? O, al massimo, in donne, ma brutte! Invece, son arrivate due top models (grrrrrrr)! Gitti, la mia figlia virtuale, che ha gli occhi azzurri, i capelli lunghi e fluenti e mi sovrasta di 15 centimetri e Ligh, che si può definire in un solo modo: perfetta! Però, abbiamo fatto amicizia. Perché sono pure simpatiche.
FRASE DEL GIORNO: Il cielo è azzurro, il mare è blu ed io ,di presentazioni, non ne faccio più!
*Scusa Anna…ma ti toccava proprio, questa volta!
(continua)
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