venerdì, dicembre 15, 2006
JEALOUS GUY
“Mammina…”
“Sì?”
“Puoi darmi dei soldi, per favore?”
“A che ti servono?”
“Devo comprarmi il biglietto dell’autobus.”
“Eh? E dove dovresti andare con l’autobus?”
“Dal giudice dei bambini a dirgli che se non lasci immediatamente il tuo fidanzato, io lascio te!”
giovedì, dicembre 14, 2006
PANACEA
lunedì, dicembre 11, 2006
IO HO 32 ANNI. 32. 32. 32. CAPITO?*
"Mammina, lo sai che l'ho scampata bella!?!"
"Quando?"
"Tanto tempo fa, quando ti ho chiesto un fratellino e non me l'hai voluto fare!"
"E, di grazia, perchè dici che l'hai scampata bella?"
"Perchè se avessi fatto un altro bambino avresti dovuto coccolare anche lui. Però, visto che ci sono io, puoi coccolare sempre e solo me!"
"Beh...potrei sempre decidere di cambiare idea e farne uno adesso."
"Ahahah. Dai mammina, non scherzare! Lo so che ormai sei troppo vecchia per certe cose!"
*sillanzio sta meglio e mi viene da sorridere (anche per altro). sarò mica troppo attempata pure per essere felice?
giovedì, dicembre 07, 2006
UN POSTO FELICE
L’ospedale dove lavoro io, è vecchissimo. I padiglioni che ospitano i reparti hanno i soffitti alti, i termosifoni in ghisa ed i muri esterni mezzi scrostati. A macinare chilometri all’aperto, per raggiungere qualsiasi posto, mi sono abituata quindici anni fa. Il Centro Prelievi davanti a Piazzale Stefani, l’Oculistica al Geriatrico, la Farmacia a Sud-Est, la Radiologia a Nord-Ovest, ed avanti così, in un labirinto di viali alberati e di macchine parcheggiate male. Due anni fa, però, quando sono tornata dalle vacanze estive, ho trovato una novità. Avevano tagliato qualcosa come 130 abeti secolari per piantare un cantiere nel bel mezzo del Nosocomio, al fine di realizzare l’ambizioso progetto di costruire un Polo Operatorio Unificato. _Sarà bellissimo, modernissimo e tecnologicissimo_ hanno sentenziato. _Ci vorranno 8 anni ma ne varrà la pena_ hanno precisato. _A che serve, se il resto della struttura sta marcendo?_ ho chiesto io. Ma nessuno mi ha dato retta, perché l’ ho chiesto piano. Ma questa è un’altra faccenda. Quello che volevo dire, in realtà, è che dal giorno del mio rientro dalle vacanze estive di due anni fa, se devo andare da qualche parte, mi servo dei sotterranei. Diciamo che lo faccio perché mi da fastidio il sole e, senza i miei alberi, ombra non ce n’è proprio. E d’inverno? Potrebbe domandarsi qualcuno. D’inverno non c’è sole e non serve ombra ma io, senza i miei alberi, per protesta, da sopra, non passo più ugualmente. Tranne oggi. Chè ho ricevuto una telefonata mentre stavo organizzando le consulenze per la settimana prossima. “Vieni. Corri. Sillanzio ha avuto un incidente e si è fatto male forte. Penso sia grave, ma non lo so. Vieni a vedere tu.” Ma io non so correre e non voglio vedere. La gamba mi fa male. Gli occhi mi fanno male. La bocca mi fa male. Il cuore mi fa male. L’anima non so, forse me l’hanno estirpata insieme alle radici che sollevavano il cemento del parco giochi. “Arrivo. Se passo da fuori ci metto cinque minuti.” Cinque minuti sono sufficienti a cambiare una vita. Figuriamoci un’idea. Fanculo i sotterranei. Fanculo il mio dolore. Fanculo la paura. Fanculo le mie lacrime e la pioggia negli zoccoli e sulla faccia e dentro il maglione. Fanculo la vita che ti scappa dalle mani quando credi di tenerla in pugno. “Dai che ce la facciamo” gli ho detto col fiatone. Sorridevo e mentre sorridevo mi sono avvicinata a lui, chè mi vedesse bene ridere. Chè credesse che non davo peso alle ferite che accarezzavo. Dai che ce la facciamo a lottare. Ancora un po’. E poi ci andiamo a riposare da un’altra parte. Dove nessuno uccide i sogni. Dove nessuno taglia gli alberi.
lunedì, dicembre 04, 2006
LA CURA
Sono stanca. Stanca. Stanca. Adesso chiudo un poco gli occhi e penso al concerto di Claudio Baglioni a cui mio papà non mi voleva lasciar andare. Alla sciarpa che mi mettevo sotto la maglia, per far finta di essere incinta. Ai panini con la Nutella guardando Non è la Rai. Alle poesie di Foscolo, che non le volevo imparare mai. Penso alle mie tette troppo grosse ed alle spalle sempre curve. Al mio primo ragazzo che si chiamava Andrea ed era bello come un Dio. Alle tessere del Memory allegate a Topolino, la domenica. Magari se ci penso forte, riesco a fare un passo indietro. E tornare quella che ero. Una bambina felice ed incosciente. Che, il veleno lo ingoiava già, ma non lo sapeva. Però, c’è qualcosa di stonato e perverso in questo mio desiderio. Apro gli occhi. Forse è meglio. Infondo, non è diventare immune dal dolore, che sogno. Vorrei per me, invece, la fragile purezza della pioggia. Negli occhi. Nel cuore. Per sempre.
venerdì, dicembre 01, 2006
POST, FORSE L'ULTIMO PER UN Pò, FORSE NO, DEDICATO A ME, AL MIO UOMO, ALL'OTTIMO PADRE DI UN CERTO BAMBINO DENTONE CHE VUOLE DIVENTARE CALCIATORE ED ALLA COMMENTATRICE NUMERO 35 DI QUESTO POST.
Qualche tempo fa avrei dichiarato convinta di essermi innamorata una sola volta nella mia vita e che non sarebbe accaduto mai più. Oggi, invece, mi sento di affermare che è successo ancora e che, anche se fare paragoni è poco elegante,questa seconda (volta) è meglio della prima.
I motivi?
Certo, con l'età e l'esperienza devo essere, per forza, un tantino maturata, e, questo, mi ha aiutata un pochino ad accettare di darmi una seconda possibilità restando con i piedi ben piantati per terra.
Quindi, evviva il tempo che passa.
Certo,l'aver incontrato un uomo disponibile, dolce,intrigante, buono, padre-modello, onesto, lavoratore, sensibile, poetico, ironico,entusiasta, fiducioso, fantasioso, superdotato cerebralmente e sessualmente, ordinato, elegante,simpatico, serio, intelligente, intrigante, maturo, consapevole, tenero, forte, bellissimo, risolto, innamorato di me e LIBERO sentimentalmente mi ha aiutata un pochino ad accettare di darmi una seconda possibiltà restando con la testa persa fra le nuvole.
Quindi, evviva la fortuna sfacciata.
Ma, per trasformare una passione in un amore con la A maiuscola non basta la buona sorte o l'intenzione di sentimenti.
Ci vuole il dramma. Perchè è il dramma che crea phatos e lega le anime con fili invisibili ed indissolubili. E, siccome noi siamo troppo intenti a sorridere costruendo il nostro futuro per inventarci sofferenze nuove, mi (ci) hanno aiutano loro. Generosamente. Lui e Lei. La qual cosa, lo confesso, non mi ha aiutata solo un pochino, ma mi ha convinta definitivamente che coi piedi ben piantati per terra e con la testa persa fra le nuvole devo mettere la firma per starci, perchè è il mio posto ideale.
Quindi, evviva la perseveranza (anche nel rompere i cogl****).
Che dire? Grazie a Loro ed arrivederci a Voi tutti. Senza incomodare Nostro Signore che ha deciso che, all'improvviso, io debba avere tanto.
dEb
lo_struzzo_nero in Da domani, antibioti...
aldiladellospecchio in 22Se solo potessi ti...
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