mercoledì, maggio 30, 2007
NON SO COME... Lunedì la nostra famiglia era composta da tre elementi. Il braccio (io), la mente (il mio figliuolo) ed il debosciato (Gigi, il nostro gatto nero). Martedì la nostra famiglia era composta da cinque elementi. Il braccio, la mente, il debosciato e i due mini-porcelli (vedi foto*) Oggi la nostra famiglia è composta da sei elementi. Il braccio, la mente, il debosciato, i due mini-porcelli e...e...insomma, una a cui non piaceva per niente stare legata ad un palo (vedi foto) *il mini-porcello è solo uno dei due, l'altro è mio figlio

martedì, maggio 29, 2007
OGGI (al massimo, una massima)* Quando la vita sembra offrirti un'altra possibilità, non perdere tempo. Corri a comprarti un barattolo di lubrificante poichè lo stai sicuramente per riprendere in culo. *non sembro Oscar Wilde?
lunedì, maggio 28, 2007
OGNI MALEDETTO LUNEDì* A separare la sala d'attesa dall'ambulatorio c'è una robusta porta che reca un cartello con su scritto: "Vietato entrare. Bussare ed attendere." Io, stamane, stavo all'interno dell'ambulatorio, seduta su uno sgabello, intenta a smistare alcuni incartamenti. Loro, quasi tutti loro, stavano fuori ad aspettare. Tranne uno, anzi due. Marito e moglie (nè anziani, nè apparentemente stupidi) che hanno pensato bene di forzare il blocco. Signore:"Che ora è?" Io so tanto, molto, a volte troppo. Per esempio, che nessun oculista riuscirà mai a presciverti delle lenti che ti permettano di vedere bene quanto sei coglione.
Io: "Buongiorno a lei."
Signore: "Eh! Allora, che ora è?"
Io: "Sono le 9.40."
Signore (rivolto alla moglie): " La fa finta de non capire!"
Signore (rivolto a me): " Che ora è che sono in nota per la visita degli occhiali, deVI dirmi!"
Io: "e!"
Signore: "Eh?"
Io (imperturbabile): " E, nel senso di deve anzichè devi. Ha sbagliato vocale, signore. O se intendeva darmi del tu le devo confessare che non mi sento pronta ad una simile svolta nel nostro acerbo rapporto."
Signore (paonazzo): "Mi dice che ora è che son prenotato?"
Io: "Posso sapere il suo nome?"
Signore: "Suo de chi? Non lo so el nome del dottore. Dai, su, che la denuncio."
Io (con voce controllata): "Nemmeno io so il Suo nome, signore. Quando si sentirà pronto a dirmelo potrò controllare l'elenco sulla scrivania e dirle a che ora è fissato il suo appuntamento."
Signore (ormai cianotico, prendendo sottobraccio la moglie): " Andiamo fuori Maria, che questa qua la paghiamo noi e non la sa un cazzo."
*oggi non sono stata una brava infermiera. almeno, non per tutta la durata del mio estenuante turno di lavoro.
mercoledì, maggio 23, 2007
LE DOMANDE CHE AIUTANO A CRESCERE " Scusa mamma, ma i testimonial di geova, di cosa fanno la pubblicità?"
martedì, maggio 22, 2007
PER TE... Anch'io una volta ero una puttana triste. Poi tutto è cambiato, ed oggi, triste, non lo sono quasi più.
lunedì, maggio 21, 2007
A.A.Al miglior offerente, cedesi esistenza parzialmente da ristrutturare, con progetto approvato, corredata di delizioso bambino semiautonomo con grandi denti incisivi, contratto di locazione (4+4 rinnovabili) di ameno appartamento di vani 4 comprensivo di cortile, cantina e scarafaggi, lavoro a tempo indeterminato presso la locale Azienda Ospedaliera, turbolente vicende sentimentali, arto inferiore destro relativamente utilizzabile. No intermediari. Regalasi pentola a pressione d'acciaio e stampelle d'alluminio.
venerdì, maggio 18, 2007
Tu chiamale, se vuoi, prestazioni professionali (9.48/17.30). Comincia così quasi tutti i giorni. Con una ripida scala da percorrere di corsa, chè è tardi, ed il cartellino non l'ho ancora timbrato.
Stamattina è caduto un signore di una certa età, salendo quei gradini. E la moglie, altrettanto anziana, cercava di rimetterlo in piedi. Io, appoggiati per terra schiacciatina, cocalight, maglietta pulita, timbro e pubblicità del Centro Commerciale (tutto rigorosamente trasportato senza l'ausilio di una comoda busta di carta/plastica/stoffa/pelle), ho sollevato l'uomo, mi sono assicurata che non avesse bisogno di cure, gli ho descritto le mie innumerevoli cadute nel goffo tentativo di farlo sentire meno ferito nell'orgoglio e mi sono diretta alla volta del mio armadietto per mascherarmi ancora una volta da Florence Nightingale. Successivamente mi sono sciroppata una decina di fluorangiografie fuori programma. Col sorriso rassicurante, la calma che non mi contraddistingue in altri contesti, la mano ferma di chi si è rassegnato a dover pungere con enormi cannule i capillari fragili dei malati e la solita gamba dolente, ho risposto con stupide rassicurazioni a tutti quelli che da me, che sicuramente dico la verità perchè non sono un medico, volevano sapere se sarebbero diventati ciechi. Mi sono congedata dalla stanza numero sei all'ora di pranzo ed ho fumato in fretta un paio di sigarette prima di tuffarmi fra il variopinto campione di umanità in attesa di un consulto di pronto soccorso. Oggi, tra gli altri, ho conosciuto Mattia. Sei mesi per dieci chili. Solo un occhio rosso a causa di un'allergia, per fortuna. Mentre gli mettevo le gocce, la sua mamma gli cantava una canzone che parlava di mucche che non hanno i capelli ma le corna. E lui rideva. Sdentato, rideva. Poi c'è stato Andrea. Tre anni ed una malattia di quelle che non lasciano scampo. I genitori ci hanno detto che il neurochirurgo non gli ha dato più di sei mesi di vita. Gli ho regalato un pennarello ma il lecca lecca no, perchè il tumore l'ha reso anche diabetico. Finchè gli dilatavo le pupille, mi ha raccontato che da grande vuole fare il pompiere. Suo padre si è accorto che stavo per piangere così mi ha messo una mano sulla spalla e mi ha ringraziata. Lui mi ha consolata. Non il contrario. Ed io mi sono sentita totalmente inadeguata come infermiera, per la mia incapacità, nonostante siano passati tanti anni da quando ho cominciato a fare questo mestiere, di gestire il dolore (anche come madre, a dire la verità. Perchè, io, probabilmente, non saprei reprimere il pianto di fronte a mio figlio, se fosse lui ad ammalarsi gravemente). E quando mi sento inadeguata (cosa che mi capita spesso), mi chiedo a bassa voce: "Ma che cazzo ci faccio qui?". Pare impossibile, ma quando sono a lavoro, la risposta arriva quasi subito...basta aprire la porta se qualcuno bussa. Alle diciassette e quindici ha bussato una Down di cui non ricordo il nome. Solo che è una classe 1943, la qual cosa mi ha stupita un poco perchè le persone affette da quel morbo non campano mai a lungo. Era caduta e si era procurata un bernoccolo, una lacerazione ed un occhio nero. Le ho spiegato che le avrei fatto un pò male. Ha allargato la bocca in un sorriso disarmante e mi ha chiesto di fargliene pochissimo. Quando ho finito le ho domandato, da uno a dieci, quanto aveva sofferto. " Dieci, ma ti voglio tanto bene, signorina."
Finisce così quasi tutti i giorni.Con una ripida scala da percorrere di corsa, chè è tardi, ed ho pur sempre un figlio da recuperare da qualche parte.
mercoledì, maggio 16, 2007
VIVIAMOCI ADDOSSO* Le lezioni di calcio due volte alla settimana, la partita del sabato, i compiti di storia, le carte di dragon ball serie platino, le magliette del milan, il corso intensivo di teatro e quello di nuoto, il catechismo ogni giovedì,il cortisone come fosse pane,i dialoghi strampalati, le risate a crepapelle,le lacrime, il panino col salame da portare a ricreazione a giorni alterni, la scuola tutto l'anno, cartoon network, le briciole sul tappeto, gli scarafaggi, stimigliano, il letto a soppalco, le scarpe da ginnastica anche d'estate, i centesimi irlandesi, le storie da inventare ogni volta che nei pressi c'è un castello, l'amore più grande, noi. *se penso a quanta strada abbiamo percorso per mano, non posso non emozionarmi. Perdonami, tu, se qualche volta mi sorprendi con gli occhi lucidi. Non è sempre dolore. A volte è semplicemente vita.
giovedì, maggio 10, 2007
MESTALISTADIFESTA _ Mi fa male la gamba *gira,gira,gira (gira sempre. prima. o poi)
_ Mi fa quasi sempre male la testa
_ Il mio pc è di nuovo guasto
_ I miei soldi...I miei soldi?
_ Mio figlio è maschilista ed umorale
_ Potrei avere un altro figlio ma non ce l'ho
_ Ho tanta voglia di ridere (vivere)
*
lunedì, maggio 07, 2007
INVECCHIARE, A VOLTE, UN PO’
La Prugna canta a tutta voce l’ultima hit che passa la radio. Mi sfida. “Non la sai, scommetto!” Io canto con lui, ma urlo di più. UNO A ZERO PER ME.
Allora mi dice che, secondo lui, non ho il coraggio di fermare la macchina ai giardini e di ballare nell’abitacolo cinque minuti, perché è roba da giovani. So che lo fa perché non gli capita spesso di fare tardi come questa sera. Sto al gioco, spengo il motore, mi inginocchio goffamente per via della gamba guasta che mi ritrovo, e mi contorco tutta a ritmo di “Grace Kelly” sul sedile stinto della mia stinta 500. Lui ride come un pazzo metre due vicini, passando, mi lanciano sguardi di compatimento. DUE A ZERO PER ME.
Rido di gusto anch’io come non capitava da tanto. Ad un tratto mi grida: “Lo sai che la Jessica pensa che io amo Hillary Duff? Ma, secondo te, è carina?”. Taccio raggelata. Chi cazzo è Hillary Duff? Fino a qualche tempo fa le conoscevo tutte. Come mai adesso no? Gli rispondo in fretta che c’è di meglio, metto in moto, percorro i 300 metri che ci separano da casa nostra e parcheggio. COLPITA ED AFFONDATA.
giovedì, maggio 03, 2007
Dico solo che, prima di dargli credito, dovreste guardarlo bene in faccia. “ Amore, se vuoi quest’estate ti regalerò una settimana al campo scuola. Ma, prima di accettare, ci devi pensare bene.” “ Perché ci devo pensare? Dico già sì. E’ fico!” “ Sì, ma sarai solo per la prima volta. Con gli animatori ed i tuoi amici, ma senza di me…questo significa che dovrai essere responsabile, lavarti i denti senza che ci sia qualcuno che te lo dice, cambiarti la maglietta tutti i giorni, farti la doccia senza esserci costretto. Cose così, insomma.” “ Fammi capire. In pratica, se non ci sei tu a rompere, mi devo rompere da solo…” “ Non è proprio così. Significa, piuttosto, che dovrai imparare a prendere decisioni. Significa che inizierai a diventare grande. Un uomo.” “ Fico! Allora, se dopo il campo scuola divento un uomo, mi crescono tutti i peli come a te?” “ Ma io, mica sono un uomo!” “Eheh. Anche questo è vero. Però ne hai più di mio papà!” “…”
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