SOTTOSOPRA (PiccoleCoseDaNiente)


martedì, settembre 25, 2007

Né guarire, né morire.

 

Non so da che parte cominciare. Non sono capace di parlare senza arrabbiarmi e non so scrivere di me. Ma ci posso provare.

Io e Tati siamo stati in Irlanda in primavera. E’ bella, l’Irlanda. Selvaggia, ventosa, disperata. Quando siamo tornati abbiamo trovato tutto il contenuto del frigorifero marcio. Chissà per quanto è mancata la corrente elettrica.

Ho visto anche Stoccolma. Di sfuggita. Solo tre ore di tenebre, poi sole. E verde, e azzurro. E’ bella, Stoccolma.

Adriano sta crescendo ma il campo estivo non gli è piaciuto. L’hanno punto le vespe e mi ha telefonato a lavoro per chiedermi di andare a riprenderlo perché aveva paura del bosco. Non ci sono andata ma l’anno prossimo non ce lo manderò. La settimana scorsa mi ha detto che sa che Babbo Natale sono io. Io, mica me lo ricordo, quando l’ho capito. Dovrei chiederlo a voi.

Siamo andati al concerto di Vasco Rossi. Noi due soli. Lui si è addormentato sulle sedie dello stadio, nonostante il frastuono. Io l’ho coperto col mio giubbotto ed ho ascoltato la musica, composta.  Una canzone, un ricordo. Come quando alla Città Mercato volevo a tutti i costi il 33 giri di Baglioni e tu, invece, hai comprato C’è chi dice no.  Ti ho odiato senza sapere che un giorno, quel disco, l’avrei amato anch’io.

Avrei voluto andarci con te, a vedere Vasco. Ma non siamo mai stati capaci di stare assieme, lo sai. Però non ti odio come quella volta al supermercato. Non vi odio più. Non vi ho odiati mai.

Solo, ho bisogno di approvazione, di sapere che qualcuno è orgoglioso di me. Tu non lo sei mai stato. Troppo diversa, sguaiata, problematica. Troppo puttana.

Preferisco non ferirmi, non ferirti con la mia vita non allineata.

Ho deciso cose importanti in questi mesi. Di prendermi un po’ più cura di me, per esempio. Mangio come si deve, adesso. Ho anche intenzione di smettere di fumare. Mi fa sempre male la gamba. Ma la testa no. Né emicrania, né brutti pensieri. A parte quando mi viene in mente quel figlio che avrei tanto desiderato, forse per amore, forse per sapere, finalmente, cosa significa la parola insieme. Ma non ne farò più.

Che altro dire? Mi hanno rubato la macchina fotografica nuova. A lavoro, proprio oggi, una dottoressa dallo strillo facile, che tutti temono, mi ha detto che sono la migliore infermiera con la quale abbia mai lavorato e che mi raccomanderà caldamente alla mia caposala affinché mi faccia tornare presto nel posto nel quale mi hanno negato di lavorare per sei anni in quanto “probabilmente non idonea”. Sto sempre con lo stesso uomo e lo adoro. Ho vinto il quarto premio letterario, ma nessuno lo sapeva fino ad oggi e, di sicuro, tu non ci crederai. A febbraio andrò a Parigi. A marzo finirò di pagare l’avvocato dopo cinque anni. Ad aprile, se tutto va bene, avrò accantonato quindicimila euro per mio figlio. A giugno non so. Forse ci incontreremo di nuovo, forse no. Nel frattempo, riempiamo quest’assenza con tutto l’amore che sai, che so. Senza guarire, né morire. Provando solo a vivere, insomma.

sussurrato da ladritta alle 20:44 | commenti (39) ma piano...per non disturbare

venerdì, settembre 21, 2007

NUDO E CRUDO

"Vorrei un tuo parere, mamma."

"Spara."

"Cosa ne pensi di Babbo Natale? Voglio dire, ti pare possibile che un vecchio stracampito riesca a girare tutto mondo in una notte con una slitta che vola e che riesca a scendere da ogni camino nonostante il pancione che si ritrova, specialmente quando il camino la maggior parte della gente, manco ce l'ha?"

"Non saprei...ci dovrei pensare un momento."

"Non serve che ci pensi tanto. Non serve mica un genio per capire che è tutta una palla. O no?"

sussurrato da ladritta alle 18:38 | commenti (19) ma piano...per non disturbare

sabato, settembre 08, 2007

Mujer

Lei è bella, una delle donne più belle che abbia mai visto. La pelle color caffèlatte, i denti candidi, la bocca sensuale. Ha quarant'anni, dice. Ma il seno acerbo, da ragazzina. E le gambe lunghe e snelle.
La guardo di sottecchi, bevendo troppo vino per il caldo che fa. E penso che se fossi un maschio la spoglierei piano piano e nasconderei la faccia fra i suoi capelli corvini per non perdermi una goccia del suo odore. Mi aggrapperei furiosamente alle sue natiche offerte. Le entrerei dentro. Corpo, anima, cuore. E non la lascerei andare più.

Chissà se il suo uomo la desidera così, come ho immaginato che si dovrebbe fare con una femmina come quella? Chissà se il mio uomo mi desidera così, come io desidero disperatamente lui.
 
Le chiedo se abbia figli. Lei risponde che non ne ha. Mi metto a ridere di gusto e le dico, con aria scherzosa, che è meglio così. Che i nostri sono terribili. Specialmente il mio. Bello e stronzo. Anche lei ride con me adesso, e mi da ragione, parlando correttamente l'italiano benchè sia qui da soli tre mesi.
 
"Te li faccio vedere, se vuoi. Aspetta che li chiamo." e mi metto a gridare i nomi dei tre bambini che stanno giocando di sopra. Arrivano di corsa, in fila indiana. Dal più piccolo al più grande. Lei li osserva solo un momento ed indovina subito qual'è il mio. Li saluta ed aspetta che si allontanino un pò.

"E' bello tuo figlio. Il più bello di tutti. Ma mi sa che hai ragione, mujer. Il tuo bambino ha lo sguardo _ come si dice in italiano?_ troppo cinico..."

Non le rispondo. Non serve. Lo so.

sussurrato da ladritta alle 13:40 | commenti (15) ma piano...per non disturbare
liberadivolare in Da domani, antibioti...
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aldiladellospecchio in 22Se solo potessi ti...
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